1.Il bilanciamento tra rigore formale ed effettività della tutela
Nel diritto processuale amministrativo, la disciplina dei requisiti di ammissibilità e procedibilità dell’impugnazione rappresenta una delle questioni di maggior rilievo. In particolare, il bilanciamento tra le esigenze di certezza e regolarità del contraddittorio, riconducibili al presidio delle forme processuali, e la garanzia dell’effettività della tutela giurisdizionale impone un’attenta delimitazione delle sanzioni di rito.

L’articolo 94, comma 1, del Codice del Processo Amministrativo (d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104) costituisce un esempio di tale tensione dogmatica. La norma, infatti, prevede il deposito del ricorso in appello ‘’unitamente ad una copia della sentenza impugnate’’ (Nei giudizi di appello, di revocazione e di opposizione di terzo il ricorso deve essere depositato nella segreteria del giudice adito, a pena di decadenza, entro trenta giorni dall’ultima notificazione ai sensi dell’articolo 45, unitamente ad una copia della sentenza impugnata e alla prova delle eseguite notificazioni). Tale disposizione ha, infatti, generato difformità applicative in ordine alle conseguenze sanzionatorie dell’omessa o tardiva allegazione del provvedimento di primo grado.
La questione centrale ha riguardato la natura di tale adempimento e in particolare se l’allegazione del provvedimento costituisca un requisito di ammissibilità o procedibilità dell’appello, ovvero una mera irregolarità formale priva di effetti decadenziali.
Sul punto è intervenuta l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, definendo in modo univoco l’ambito applicativo della norma, confermando il proprio orientamento con le sentenze del 2025 nn. 4 e 5.

Prima della pronuncia della Plenaria, la giurisprudenza amministrativa si divideva in due orientamenti principali. L’orientamento rigorista riteneva che il deposito della sentenza impugnata fosse un onere condizionante la procedibilità dell’impugnazione. La ratio di questo indirizzo risiedeva nell’onere della prova a carico dell’appellante, tenuto a mettere il giudice nelle condizioni di verificare sia la tempestività del ricorso (rispetto al termine breve decorrente dalla notificazione), sia il contenuto del provvedimento censurato.
Il secondo orientamento, invece, escludeva che l’omissione potesse condurre a una declaratoria di inammissibilità o improcedibilità, evidenziando come l’assenza di un’espressa previsione sanzionatoria impedisse l’applicazione di una decadenza in via interpretativa.

2. La soluzione dell’Adunanza Plenaria: criterio letterale e tassatività delle decadenze
L’Adunanza Plenaria ha confermato la validità della seconda tesi, enunciando il principio secondo cui il mancato deposito della sentenza di primo grado non determina l’inammissibilità e l’improcedibilità dell’appello.

A fondamento di tale conclusione, vi è da un lato un’interpretazione di tipo letterale, in quanto l’espressione ‘’a pena di decadenza’’ contenuta nell’art. 94, comma 1, c.p.a. si riferisce unicamente al rispetto del termine per il deposito del ricorso. Non si estende, dunque, all’obbligo di allegazione della sentenza o degli altri documenti accessori.
Dall’altro lato, in virtù del principio di tassatività delle decadenze, le norme che limitano il diritto di azione o introducono sanzioni di rito hanno carattere eccezionale e non sono suscettibili di applicazione analogica o estensiva. In mancanza di un’espressa comminatoria di inammissibilità o improcedibilità per l’omesso deposito della sentenza, il giudice non può introdurre una sanzione non prevista dal legislatore.

3. L’impatto del Processo Amministrativo Telematico (PAT) ed economia processuale
Un passaggio chiave della decisione riguarda l’inutilità di assegnare un termine alla parte per regolarizzare il deposito.
Con l’entrata in vigore del Processo Amministrativo Telematico (PAT), il fascicolo informatico di primo grado è direttamente accessibile d’ufficio sia dal collegio giudicante che dalla segreteria del Consiglio di Stato. Di conseguenza, la sentenza impugnata è già presente e consultabile all’interno del sistema informativo della Giustizia Amministrativa; assegnare un termine perentorio all’appellante per depositare un atto già acquisito agli atti di causa rappresenterebbe un adempimento ridondante.
Infine, imporre passaggi formali superflui rallenterebbe il giudizio, in contrasto con il principio di ragionevole durata del processo ex art. 111 Cost.
La presenza del provvedimento nel fascicolo telematico garantisce al giudice la piena cognizione della causa, consentendogli di passare all’esame del merito unitamente alle difese delle parti.

4. Compatibilità con i principi costituzionali e la giurisprudenza CEDU
La lettura offerta dall’Adunanza Plenaria si pone in linea con i principi di rango superiore.

In primo luogo, rispetta il principio di effettività della tutela, in accordo agli articoli 24, 103 e 113 Cost., in forza del quale le norme processuali devono essere interpretate in modo da favorire una decisione sul merito della controversia.
Si pone, inoltre, in linea con il divieto di eccessivo formalismo in accordo all’art. 6 CEDU. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, infatti, censura stabilmente le prassi nazionali che applicano le regole di rito con un rigore eccessivo, tale da compromettere la sostanza del diritto di difesa.
L’interpretazione dell’art. 94 c.p.a. che esclude la decadenza si configura quindi come l’unica opzione costituzionalmente e convenzionalmente orientata.

Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 27 marzo 2025, n 5
C. BUONSANTE, G. CASAMASSIMA, A. LIBRARO, M. PIGNATELLI, Mancato adempimento dell’onere di deposito della sentenza oggetto di impugnazione entro il termine di legge, Dike Giuridica.

L’autore

Marialaura Leo

Marialaura Leo è attualmente una studentessa iscritta al corso di laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Trento. Durante il suo percorso accademico, ha sviluppato un particolare interesse e una profonda passione per il diritto penale, disciplina che le ha permesso di approfondire tematiche complesse e di grande rilevanza nel campo della giurisprudenza. La sua dedizione agli studi e il suo entusiasmo per le materie penalistiche si manifestano attraverso un impegno costante e una volontà di acquisire una conoscenza approfondita delle normative, delle procedure e delle dinamiche che caratterizzano il settore del diritto penale.

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