Analisi

TOMASO MONTANARI: VOTARE NON BASTA. SERVE CAMBIARE ROTTA

Professor Montanari, grazie per aver accettato il nostro invito a rilasciare un’intervista...
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Professor Montanari, grazie per aver accettato il nostro invito a rilasciare un’intervista in vista dei prossimi referendum. Lei è un personaggio pubblico, sempre attento nella difesa della Costituzione. Ci racconti, come nasce il suo impegno civico?

Credo dalla lettura quasi infantile di Don Lorenzo Milani: sentirsi responsabili di tutto, sentirsi in dovere di meritarsi i privilegi di famiglia, ceto, cultura…

Come definirebbe il suo orientamento nei confronti dell’imminente referendum? E cosa la spinge a sposare tali scelte?

Votare, e votare sì: mi spinge il desiderio di invertire la rotta, per usare una espressione cara a Stefano Rodotà, che mi, e ci, manca tanto. Possiamo indicare una direzione diversa dall’abisso di distruzione dei diritti e della persona umana in cui ci siamo cacciati negli ultimi decenni. È un appuntamento davvero importantissimo.

È ormai nota la posizione del Governo: da un lato il Presidente La Russa sta promuovendo l’astensionismo, dall’altro la Presidente del Consiglio Meloni ha affermato che andrà a votare senza, però, ritirare le schede elettorali. Cosa ne pensa, soprattutto trattandosi delle istituzioni che dovrebbero rappresentare i cittadini?

Penso che non si stiano comportando con disciplina e onore. Sentono la democrazia, e le sue regole, come nemica: perché vengono da un’altra storia, mai rinnegata davvero. Quella del fascismo.

I referendum tendono a polarizzare le opinioni. Secondo lei è vero? E perché su temi come tutele sul lavoro e cittadinanza, essendo temi trasversali, il dibattito pubblico risulta essere così frammentato?

Il dibattito pubblico, intanto, è impedito dal ferreo controllo governativo sui mezzi di comunicazione. Manca una vera informazione, questo il punto. E comunque, al di là del merito tecnico dei singoli quesiti, la questione è veramente polare: vogliamo che i lavoratori siano oggetti o persone? Vogliamo che abbiano più diritti o meno? Più sicurezza o meno? E i padroni, come diceva don Milani, più responsabilità o meno. E chi vive tra noi, pur essendo nato altrove, deve essere come noi, o sotto di noi? 

A suo avviso, il servizio pubblico assolve correttamente al dovere di informare i cittadini sui referendum?

Come detto, no. È schiavo della maggioranza di governo, ed è uno scandalo.

Cosa si aspetta da questo referendum e cosa si augura per il futuro del Paese?

Mi aspetto che il progetto della Costituzione torni attuale. Ne abbiamo bisogno come del pane.

Francesco Miragliuolo
Studente di Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli e allievo del Prof. Alberto Lucarelli, approfondisco il diritto costituzionale con focus sull’articolo 3, comma 2, e il ruolo dei partiti nella democrazia. Analizza riforme istituzionali e politiche pubbliche, collaborando con diverse testate su inclusione sociale e tutela dei beni comuni.