Diritto penale

POPULISMO PENALE: ANALISI CRITICA DI UN FENOMENO POLITICO E SOCIALE

Il seguente contributo analizza il fenomeno del populismo penale, partendo da un’analisi di tale concetto. Obiettivo del populismo penale è quello di comprendere le decisioni in materia di criminalità, che possano scuotere successo elettorale e visibilità mediatica. Fondamentale sarà, anche, riflettere sul rapporto tra il populismo penale e il populismo politico, evidenziandone le caratteristiche e le differenze.
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1.IL POPULISMO PENALE

L’espressione populismo penale non si riferisce soltanto agli orientamenti di politica penale dei partiti e dei movimenti populisti, ma comprende ogni decisione in materia di criminalità, che sia demagogica, strumentale all’acquisizione di popolarità, successo elettorale e visibilità mediatica, e che abbia un orientamento di tipo punitivo.

L’uso populista del diritto e della giustizia penale non può essere promosso da partiti, movimenti politici e mezzi di informazione che vengono qualificati come “populisti”.

Il populismo penale è rivolto “verso il basso”, indirizzato a colpire i soggetti estranei alla comunità etica dei cittadini definiti “perbene” (stranieri, criminalità di strada, emarginati), ma può rivolgersi anche “verso l’alto”, ossia verso l’elitè corrotte.

Il populismo penale ha un rapporto stretto con la mancanza di fiducia nel sistema di giustizia penale e con la rappresentanza politica delle domande sociali associate a tale mancanza di fiducia. 

2.ORIGINE ED EVOLUZIONE DEL POPULISMO PENALE

Nella penalistica, l’espressione “populismo penale” emerge verso la metà degli anni Novanta del Novecento, qualificandosi come categoria interpretativa delle trasformazioni delle politiche penali degli Stati Uniti e di gran parte dell’Occidente. 

Alla base vi è l’idea che il sostegno pubblico a misure di giustizia penale sempre più severe sia diventato un motore fondamentale del processo politico e dei cicli elettorali, con il solo scopo di attuare il ricorso a sanzioni più afflittive e prolungate nel tempo.

L’esigenza di analizzare il fenomeno del populismo penale nasce, in primis, da una crescita della popolazione detenuta. Negli anni 1990-2020, la popolazione carceraria statunitense è quadruplicata.  Studi di ricerca sociale empirica hanno provato che, tra il 1984 e il 2002, la seguente crescita è dipesa da un aumento della propensione a punire, anziché da un aumento del crimine. Il fenomeno è particolarmente rilevante negli Stati Uniti dalla metà degli anni Settanta del Novecento e viene descritto all’interno della criminologia, attraverso i termini “carcerazione di massa”, “iperincarcerazione” e “svolta punitiva”, ma ben presto inizierà a diffondersi anche nei paesi dell’Europa e in altre regioni del mondo. .

Attraverso il seguente fenomeno, si diffonde l’ipotesi che le politiche criminali siano determinate dalla ricerca di consenso elettorale e dalla volontà di rassicurare i cittadini, invece di prevenire comportamenti dannosi. 

In secondo luogo, il concetto di populismo penale riflette i cambiamenti attuati nel formulare le politiche penali e nell’amministrazione della giustizia. Secondo David Garland, verso la fine del Novecento, la politica criminale diventa tema fondamentale nella competizione elettorale. Ciò non si verifica, soltanto, con le campagne politiche e di propaganda elettorale focalizzate sul tema del controllo della criminalità e sull’applicazione del diritto penale, ma, si verifica attraverso le iniziative legislative volte a introdurre nuove figure di reato e a limitare il ricorso a misure alternative al carcere e a rafforzare l’impianto del diritto penale.

Infine, la nascita del populismo penale può essere relazionata con la spettacolarizzazione del crimine e del processo penale, che provoca allarme sociale e alimenta la paura nell’opinione pubblica, stimolando una risposta emotiva, violenta, orientata verso una sanzione più severa. La protezione selettiva dei fatti di cronaca da parte dei mezzi di informazione di massa e la centralità che essi accordano alla prospettiva della vittima possono distorcere la percezione pubblica della criminalità, nel senso dell’enfatizzazione e drammatizzazione del fenomeno. 

Inoltre, diverse analisi sociologiche pongono in relazione l’orientamento punitivo delle politiche con la crisi dello stato sociale. Da un lato, l’incremento dell’intervento pubblico nella sfera economica creerebbe i presupposti della diffusa e crescente insicurezza sociale alla base della paura nella criminalità; dall’altro, la risposta a tale paura offrirebbe un’importante risorsa di legittimazione a uno stato che ha ridotto le proprie funzioni di redistribuzione della ricchezza e di assistenza sociale. Nel seguente quadro, la prigione diventa l’istituzione centrale nel governo della miseria nata dai processi di deregolamentazione del settore pubblico, e il crimine diventa una tecnica di governo della società.

3.IL POPULISMO PENALE E POLITICO

La questione penale assume sempre di più un ruolo centrale nei nostri sistemi politici. I tradizionali aspetti del populismo penale si sono fortemente accentuati, rivelandosi perfettamente funzionali al populismo politico del Governo del paese. 

La prima ragione è il consenso di massa ottenute dalle politiche securitarie, l’Italia è uno dei Paesi più sicuri del mondo. In questi ultimi 20 anni si è assistiti ad una riduzione costante del numero dei delitti. 

La seconda ragione è il tendenziale colpevolismo dell’opinione pubblica. Secondo l’opinione corrente, gli imputati si assumono la colpa. 

La terza ragione dell’efficacia del populismo penale al populismo politico è dovuta dalla convergenza tra la tendenza di questo a definirsi sulla base dell’identificazione di nemici e il paradigma del diritto penale del nemico. Tutti i populismi hanno bisogno di legittimarsi attraverso i nemici: interni o esterni come la Francia o l’Unione Europea o l’Onu; nemici in alto come le èlites, nemici in basso come i migranti e i soggetti devianti, che si oppongono all’attuale Governo. 

Oltre ai tratti convergenti, sopra citati, il populismo penale e il populismo politico presentano delle differenze.

 La prima differenza è il carattere criminogeno assunto oggi in Italia dalle leggi e dalle politiche governative in tema di sicurezza.  L’effetto di tali misure sarà quello di accrescere la devianza e l’insicurezza sociale. 

La seconda differenza è la proposta di legge sull’estensione dei presupposti della legittima difesa. Nel testo approvato dal Senato viene soppresso il requisito della proporzionalità tra difesa e offesa, con l’aggiunta che tale requisito ricorra sempre, senza valutazione da parte del giudice, in caso di violazione di domicilio. Pertanto, l’inviolabilità del domicilio e dei beni precede l’inviolabilità della vita umana. Da ciò, si assisterà ad un aumento degli omicidi, dei suicidi e degli infortuni dovuti all’uso di armi da fuoco. 

Autore

  • 26 anni
    Laurea triennale in scienze politiche- laurea magistrale in Scienze della politica
    Master di II livello in pubblica amministrazione
    Dottoranda in scienze giuridiche e sociali per l’innovazione (settore diritto medievale e moderno)
    Provenienza: dipartimento di scienze politiche Vanvitelli

Carmen Verde
26 anni Laurea triennale in scienze politiche- laurea magistrale in Scienze della politica Master di II livello in pubblica amministrazione Dottoranda in scienze giuridiche e sociali per l’innovazione (settore diritto medievale e moderno) Provenienza: dipartimento di scienze politiche Vanvitelli