Analisi

QUADRO ATTUALE DELLA LEGISLAZIONE UE SUL BENESSERE ANIMALE: IL CASO DELL’INIZIATIVA “END THE CAGE AGE”

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Nell’Unione europea è ancora legale allevare animali in gabbia: ogni anno oltre 300 milioni di animali vengono allevati con questo sistema.

La crescente consapevolezza pubblica e il numero sempre maggiore di cittadini che chiedono un cambiamento reale nel trattamento degli animali rappresentano, secondo uno studio Eurobarometro,1 più dell’80% della popolazione europea, che si esprime a favore di una maggiore protezione del benessere animale e del rispetto di requisiti etici di base nelle pratiche di allevamento. Tali istanze trovano un riscontro autorevole anche nel mondo scientifico: i pareri dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (di seguito, “EFSA”) confermano infatti la necessità di superare i sistemi in gabbia. La stabulazione in gabbia genererebbe gravi e ricorrenti conseguenze negative sul benessere animale, indipendentemente dalla specie, imponendo limiti gravi alla libertà di movimento, favorendo così l’insorgenza di stress cronico, maggiore suscettibilità a malattie infettive, peggioramento delle condizioni fisiche e conseguente difficoltà nel mantenere condizioni igieniche adeguate.

È in questo contesto prende slancio l’Iniziativa dei Cittadini Europei2 (di seguito, “ICE”) “End the Cage Age” (“Basta Animali in Gabbia”), uno dei casi più emblematici di partecipazione democratica in materia di benessere animale.

Il percorso ha origine nel 2018, quando, con l’obiettivo di demandare alla Commissione europea il divieto dell’utilizzo delle gabbie negli allevamenti, sette cittadini rappresentanti di altrettanti Paesi europei, sostenuti da oltre 170 organizzazioni attive nel campo del benessere animale, il 25 settembre danno vita all’ICE End the Cage Age.

L’anno successivo, nel 2019, prende avvio una petizione che raggiunge 1,4 milioni di firme certificate, superando la soglia necessaria per richiedere alla Commissione l’esame formale della proposta3 ed emergendo come una delle ICE più riuscite in materia di benessere animale.

L’iniziativa approda alle istituzioni europee nell’ottobre 2020, quando viene formalmente validata dalla Commissione e, a seguito dell’audizione pubblica del 10 giugno 2021 – come previsto dalla procedura ICE – il Parlamento sollecita un intervento legislativo. In risposta, la Commissione annuncia l’intenzione di procedere alla revisione dell’attuale legislazione europea, impegnandosi a presentare entro il 2023 una proposta sull’eliminazione progressiva delle gabbie per determinate categorie di animali e a dismetterne gradualmente l’utilizzo in tutta l’UE entro il 2027: una forbice temporale formulata per consentire l’allineamento dei prodotti importati agli standard previsti e sostenere una transizione cage-free strutturata e sostenibile.

Nel 2023, nonostante la pubblicazione dei pareri tecnico-scientifici dell’EFSA e l’avvio delle opportune consultazioni da parte della Commissione, la proposta non viene presentata. L’anno successivo, il comitato promotore, sostenuto da numerose ONG, intraprende un ricorso per inazione contro la Commissione davanti alla Corte di giustizia dell’UE, ricorso tuttora pendente in attesa della sentenza. Tra le associazioni sostenitrici dell’iniziativa, lese dalla mancata pubblicazione della proposta, solo i soggetti terzi di estrazione animalista – Eurogroup for Animals, Animal Equality e LAV – vengono ammessi a partecipare al procedimento in qualità di intervenienti, in quanto, pur non essendo parti principali del ricorso, vantano un interesse diretto e specifico rispetto all’esito della causa.

Il biennio 2025-2026 si configura come uno snodo cruciale dell’intero iter. Già nel giugno 2025 la Commissione, pur annunciando l’avvio della revisione normativa e aprendo una consultazione pubblica con i cittadini, non concretizza alcuna proposta legislativa formale. Le pressioni esercitate dai molteplici portatori di interesse – dalla coalizione End the Cage Age al sostegno popolare, fino alla comunità scientifica – contribuiscono a sollecitare due interventi di particolare rilievo sul dossier: il 5 marzo 2026 si tiene l’udienza presso la Corte di giustizia dell’Unione sul ricorso per inazione; il 25 marzo 2026, durante il World Cage-Free Day a Bruxelles, viene lanciato il conto alla rovescia di 190 giorni verso le attese proposte legislative dell’UE.

La sfida per i decisori europei, in risposta a quanto promesso ma non ancora inserito nell’agenda politica, consiste nell’introdurre un quadro normativo uniforme in grado di garantire certezza giuridica e tutela effettiva degli animali. A cascata, tali interventi determineranno un rafforzamento dei controlli e adeguamenti strutturali dei processi, con ricadute su importazioni e concorrenza, rendendo indispensabile una gestione attenta dei profili di compatibilità giuridico-economica della riforma.

La Commissione, oggi, è oggetto di sollecitazioni convergenti affinché presenti la riforma entro fine 2026; l’iniziativa End the Cage Age si configura come un caso paradigmatico della qualità del rapporto tra democrazia partecipativa, responsabilità europea, pressioni politiche, campagne e mobilitazioni civiche.

  1. Eurobarometro è il programma ufficiale di sondaggi della Commissione europea che rileva periodicamente opinioni, percezioni e atteggiamenti dei cittadini dell’UE su temi politici, economici e sociali. ↩︎
  2. L’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) è uno strumento di democrazia partecipativa introdotto dal Trattato di Lisbona che consente ai cittadini dell’UE di chiedere alla Commissione europea di presentare una proposta legislativa su materie di sua competenza. ↩︎
  3. Lo strumento diventa attivabile quando l’iniziativa in oggetto raccoglie almeno un milione di firme provenienti da un numero sufficiente di Stati membri (sette). Una volta ricevuta un’ICE valida, la Commissione è giuridicamente tenuta ad incontrare gli organizzatori, consentire una audizione pubblica al Parlamento europeo e pubblicare una comunicazione formale che spieghi quali azioni intende intraprendere (o non intraprendere) e motivarle. La Commissione non ha un obbligo di legiferare, ma soltanto di esaminare l’iniziativa e fornire una risposta motivata. ↩︎

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