Professor Montanari, grazie per aver accettato il nostro invito a rilasciare un’intervista in vista dei prossimi referendum. Lei è un personaggio pubblico, sempre attento nella difesa della Costituzione. Ci racconti, come nasce il suo impegno civico?
Credo dalla lettura quasi infantile di Don Lorenzo Milani: sentirsi responsabili di tutto, sentirsi in dovere di meritarsi i privilegi di famiglia, ceto, cultura…
Come definirebbe il suo orientamento nei confronti dell’imminente referendum? E cosa la spinge a sposare tali scelte?
Votare, e votare sì: mi spinge il desiderio di invertire la rotta, per usare una espressione cara a Stefano Rodotà, che mi, e ci, manca tanto. Possiamo indicare una direzione diversa dall’abisso di distruzione dei diritti e della persona umana in cui ci siamo cacciati negli ultimi decenni. È un appuntamento davvero importantissimo.
È ormai nota la posizione del Governo: da un lato il Presidente La Russa sta promuovendo l’astensionismo, dall’altro la Presidente del Consiglio Meloni ha affermato che andrà a votare senza, però, ritirare le schede elettorali. Cosa ne pensa, soprattutto trattandosi delle istituzioni che dovrebbero rappresentare i cittadini?
Penso che non si stiano comportando con disciplina e onore. Sentono la democrazia, e le sue regole, come nemica: perché vengono da un’altra storia, mai rinnegata davvero. Quella del fascismo.
I referendum tendono a polarizzare le opinioni. Secondo lei è vero? E perché su temi come tutele sul lavoro e cittadinanza, essendo temi trasversali, il dibattito pubblico risulta essere così frammentato?
Il dibattito pubblico, intanto, è impedito dal ferreo controllo governativo sui mezzi di comunicazione. Manca una vera informazione, questo il punto. E comunque, al di là del merito tecnico dei singoli quesiti, la questione è veramente polare: vogliamo che i lavoratori siano oggetti o persone? Vogliamo che abbiano più diritti o meno? Più sicurezza o meno? E i padroni, come diceva don Milani, più responsabilità o meno. E chi vive tra noi, pur essendo nato altrove, deve essere come noi, o sotto di noi?
A suo avviso, il servizio pubblico assolve correttamente al dovere di informare i cittadini sui referendum?
Come detto, no. È schiavo della maggioranza di governo, ed è uno scandalo.
Cosa si aspetta da questo referendum e cosa si augura per il futuro del Paese?
Mi aspetto che il progetto della Costituzione torni attuale. Ne abbiamo bisogno come del pane.