Diritto Internazionale

SAHARA OCCIDENTALE 2025: LA RISOLUZIONE ONU 2797 TRA AUTODETERMINAZIONE E SOVRANITÀ MAROCCHINA

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ABSTRACT: Il Sahara Occidentale, ex colonia spagnola e territorio non autonomo dal 1963, resta al centro di una disputa decennale tra Marocco e Fronte Polisario. Nonostante il diritto all’autodeterminazione sancito dall’ONU, la Risoluzione 2797 dell’ottobre 2025 segna una svolta. Mentre cresce il sostegno internazionale alla sovranità di Rabat, il Polisario rifiuta ogni negoziato che mini l’indipendenza, definendo l’autonomia un’occupazione illegale. Il futuro della regione oscilla ora tra un difficile compromesso diplomatico e il rischio di un’escalation del conflitto.

SOMMARIO: 1. STORIA E RILEVANZA STRATEGICA DEL SAHARA OCCIDENTALE – 2. STALLO POLITICO E SFIDE INTERNAZIONALI NEL SAHARA OCCIDENTALE – 3. RISOLUZIONE ONU 2797: RE-FRAMING DELLA SOVRANITÀ E IMPLICAZIONI GLOBALI – 4. TRA STABILITÀ REGIONALE E PRESSIONI GLOBALI: IL FUTURO DEI NEGOZIATI

  1. STORIA E RILEVANZA STRATEGICA DEL SAHARA OCCIDENTALE

Il Sahara Occidentale rappresenta oggi uno dei casi di decolonizzazione più longevi e controversi della storia moderna, definendo un territorio che le Nazioni Unite considerano “non autonomo” sin dal 1963. Originariamente colonia spagnola, la regione non ha mai completato il percorso verso l’indipendenza a causa del precipitare degli eventi nel 1975, quando la Spagna, in piena crisi per la malattia del dittatore Francisco Franco, firmò gli Accordi di Madrid. Questo trattato stabilì il ritiro spagnolo e la divisione amministrativa del territorio tra Marocco e Mauritania, ignorando il parere della Corte Internazionale di Giustizia. La Corte, pur rilevando legami storici di fedeltà tra alcune tribù e il Sultano, aveva sancito l’assenza di sovranità territoriale e riaffermato il diritto inalienabile del popolo Saharawi all’autodeterminazione. Da allora, il Fronte Polisario ha condotto una guerriglia interrotta solo dal cessate il fuoco del 1991, basato sulla promessa di un referendum mai celebrato e ufficialmente messo in discussione da Rabat a partire dal 2001.

La rilevanza della disputa non è solo politica, ma profondamente strategica e legata a risorse naturali di immenso valore. Il territorio ospita i giacimenti di fosfati di Bou Craa, essenziali per il mercato globale dei fertilizzanti, e vanta una costa atlantica di 1.200 chilometri tra le più pescose al mondo. Il controllo di tali risorse è al centro di aspre battaglie legali: nel 2024, la Corte di Giustizia dell’UE ha stabilito che gli accordi commerciali con il Marocco non possono includere i prodotti del Sahara Occidentale senza il consenso del popolo Saharawi. Parallelamente, il Marocco ha consolidato il controllo di fatto tramite progetti infrastrutturali imponenti, come il porto atlantico di Dakhla e un’autostrada di oltre mille chilometri, concepiti per creare un hub commerciale che colleghi i paesi del Sahel (Mali, Niger, Ciad) all’Atlantico, garantendo loro uno sbocco marittimo vitale.

Geopoliticamente, il quadro è mutato drasticamente con gli Accordi di Abramo del 2020. Il riconoscimento della sovranità marocchina da parte degli Stati Uniti e d’Israele ha innescato un effetto domino, portando nazioni come Spagna e Francia ad appoggiare il piano di autonomia di Rabat come unica soluzione “realistica”. Questa tendenza è culminata nella Risoluzione ONU 2797 dell’ottobre 2025. Tale svolta isola la posizione dell’Algeria, il cui allineamento strategico con la Russia ha pesato negativamente nei rapporti con l’Occidente, e del Fronte Polisario. Quest’ultimo, citando rapporti ONU del 2025 su sparizioni forzate e violazioni dei diritti umani, rifiuta ogni negoziato che mini il principio di autodeterminazione, mantenendo alta la tensione militare in una regione dove stabilità politica e interessi economici globali restano inestricabilmente legati.

  1. STALLO POLITICO E SFIDE INTERNAZIONALI NEL SAHARA OCCIDENTALE

Il conflitto del Sahara Occidentale si trova oggi in una fase di stallo prolungato, caratterizzata da una profonda divergenza tra le rivendicazioni di sovranità del Marocco e l’insistenza del Fronte Polisario sul diritto inalienabile all’autodeterminazione. La posizione di Rabat, consolidata dal sostegno di attori chiave come gli Stati Uniti — che sotto la presidenza Trump hanno riaffermato l’autonomia come “unica base” per una soluzione nel quadro degli Accordi di Abramo — mira all’integrazione definitiva del territorio sotto la propria corona, offrendo un’ampia autonomia amministrativa. Di contro, il Segretario Generale del Polisario, Brahim Ghali, ha recentemente ribadito all’inviato ONU Staffan de Mistura che qualsiasi piano che non preveda la libera espressione della volontà del popolo Saharawi attraverso un referendum è destinato al fallimento. Questo braccio di ferro vede l’Algeria nel ruolo di principale sostenitore della Repubblica Araba Democratica Saharawi (RASD), ospitando migliaia di profughi e difendendo nei consessi internazionali il principio di decolonizzazione. Il ruolo dei membri del Consiglio di Sicurezza ONU appare oggi polarizzato: se da un lato Stati Uniti, Francia e recentemente la Gran Bretagna si sono allineati alla proposta di autonomia marocchina considerandola la via più “realistica”, dall’altro Russia e Cina mantengono una posizione di neutralità formale, insistendo su negoziati imparziali sotto l’egida delle Nazioni Unite per evitare soluzioni unilaterali.

Al centro di questa complessa mediazione opera la MINURSO, missione istituita nel 1991 con la Risoluzione 690 per monitorare il cessate il fuoco e organizzare il referendum. Tuttavia, il mandato originario è rimasto incompiuto e la missione si trova oggi a operare in un contesto di “ostilità a bassa intensità”, riprese nel novembre 2020. I fattori di blocco sono molteplici: oltre allo stallo politico sull’identificazione degli elettori, il terreno è segnato da attacchi di droni, lanci di razzi e incidenti che mettono a rischio il personale ONU, come dimostrato dai recenti scontri vicino a Bir Lehlu e Smara. Mentre il Marocco consolida la sua presenza con investimenti miliardari e politiche di insediamento che hanno mutato la composizione demografica, la MINURSO resta un “fragile stabilizzatore” schiacciato tra vincoli di bilancio e la mancanza di un processo politico rivitalizzato che possa superare la mera gestione del conflitto.

Sotto il profilo legale, la questione resta ancorata alla Risoluzione 1514 del 1960 sulla concessione dell’indipendenza ai popoli coloniali. Nonostante i tentativi di normalizzazione, il Sahara Occidentale figura ancora nella lista dei territori non auto-governati, rendendo la sovranità del Marocco non riconosciuta dalla giurisprudenza europea. La saga giudiziaria presso la Corte di Giustizia dell’UE (sentenze Fronte Polisario 1 e 2) ha evidenziato come gli accordi commerciali tra l’Unione e Rabat non possano estendersi al territorio conteso senza il consenso del popolo Saharawi, distinguendo tra il beneficio degli “abitanti” (spesso coloni) e il diritto del “popolo” titolare della sovranità. In questo scenario, la legittimità internazionale si scontra con il pragmatismo geopolitico, lasciando il popolo Saharawi in un limbo giuridico dove il diritto all’autodeterminazione, pur essendo un pilastro del diritto internazionale, fatica a trovare un’applicazione pratica contro gli interessi strategici e le alleanze di difesa globali.

  1. RISOLUZIONE ONU 2797: RE-FRAMING DELLA SOVRANITÀ E IMPLICAZIONI GLOBALI

La Risoluzione 2797, adottata ufficialmente dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 31 ottobre 2025, rappresenta uno spartiacque senza precedenti nella gestione della questione del Sahara Occidentale, segnando il passaggio definitivo da una neutralità formale a un pragmatismo orientato verso la sovranità marocchina. Approvata con 11 voti favorevoli e 3 astensioni significative — Cina, Russia e Pakistan — la risoluzione ha visto l’Algeria scegliere la strada della non partecipazione al voto, un segnale politico di profondo dissenso verso un testo percepito come sbilanciato. Il documento estende il mandato della missione MINURSO fino al 31 ottobre 2026, ma il suo vero peso risiede nell’evoluzione del linguaggio diplomatico: sebbene si faccia ancora riferimento al principio di autodeterminazione, il Consiglio eleva per la prima volta la Proposta di Autonomia del Marocco del 2007 a “unica base” credibile per i negoziati, definendola esplicitamente come la soluzione “più fattibile”. Questo mutamento terminologico non è meramente retorico, ma riflette una precisa strategia giuridica volta a restringere il campo delle opzioni negoziali. Secondo la prassi del Consiglio di Sicurezza, già analizzata dalla Corte Internazionale di Giustizia nel parere consultivo sul Kosovo, quando l’organo incaricato del mantenimento della pace stabilisce condizioni restrittive per lo status di un territorio, tali termini definiscono i nuovi confini della legalità internazionale per quel caso specifico. Citando i precedenti di Cipro (Risoluzione 1251) o della Republika Srpska (Risoluzione 787), emerge chiaramente come il Consiglio abbia il potere di precludere l’indipendenza a favore dell’integrità territoriale o dell’autonomia regionale se ciò è ritenuto necessario per la stabilità globale.

L’analisi dei contenuti rivela una tensione intrinseca tra la persistente classificazione del Sahara Occidentale come ‘Territorio non autonomo’ (ai sensi dell’Articolo 73 della Carta ONU) e la spinta verso un’integrazione politica sotto la corona di Rabat. Da un lato, il testo esorta le parti — Marocco, Fronte Polisario, Algeria e Mauritania — a riprendere i negoziati sotto l’egida dell’Inviato Personale Staffan de Mistura ‘senza precondizioni’; dall’altro, la base negoziale imposta, basata sull’autonomia del 2007, costituisce di fatto una precondizione strutturale che sfavorisce le istanze indipendentiste del Polisario. Invitando gli Stati membri a prestare assistenza attiva a questi sforzi e accogliendo con favore la disponibilità degli Stati Uniti a ospitare round negoziali, la risoluzione cristallizza un asse diplomatico occidentale (composto da USA, Francia, Spagna e Regno Unito) che prioritizza la stabilità del Marocco, alleato chiave nella lotta al terrorismo e nella gestione dei flussi migratori, rispetto alla rigidità dottrinale della decolonizzazione. Sotto il profilo del diritto internazionale, la Risoluzione 2797 agisce come uno strumento di “re-framing”: cerca di rendere ammissibile ciò che prima era considerato inammissibile, ovvero la sovranità marocchina su un territorio occupato militarmente nel 1975 senza un titolo giuridico originario. Anche se non proibisce esplicitamente l’indipendenza, ne compromette la ragione d’essere, poiché sposta l’onere della prova e del consenso sulla fattibilità del piano di Rabat. In questo senso, l’autodeterminazione viene reinterpretata non più come il diritto a scegliere tra diverse opzioni (indipendenza, associazione o integrazione), ma come il diritto di negoziare i termini di un’autonomia all’interno di uno Stato preesistente.

Le implicazioni politiche per la comunità internazionale sono profonde e sollevano interrogativi sulla compatibilità della risoluzione con la Carta delle Nazioni Unite e le norme imperative del jus cogens. Se il Consiglio di Sicurezza può legalizzare situazioni di fatto basandosi sull’efficacia politica piuttosto che sulla legalità consuetudinaria, si rischia di scivolare verso quello che alcuni giuristi definiscono un “Concerto delle Grandi Potenze”, simile a quello dell’Europa del XIX secolo, dove il diritto internazionale viene trattato come un ostacolo da aggirare per gestire gli equilibri tra le nazioni più potenti. L’allineamento dell’Algeria con la Russia e il suo crescente isolamento diplomatico durante il voto evidenziano come le dinamiche globali post-ucraine abbiano influenzato il dossier sahariano: il Marocco viene “premiato” per il suo posizionamento filo-occidentale e per la normalizzazione dei rapporti con Israele. Tuttavia, ignorare il consenso di circa 250.000 saharawi che vivono nei campi profughi di Tindouf in Algeria, o di quel quarto della popolazione che risiede nelle zone controllate dal Polisario, potrebbe rivelarsi controproducente. La sentenza della Corte di Giustizia dell’UE (Fronte Polisario 2) del 2024 ha già dimostrato che i tribunali regionali possono opporsi alla logica politica del Consiglio se questa viola i diritti fondamentali di un popolo. In definitiva, la Risoluzione 2797 non risolve il conflitto, ma ne muta la natura: trasforma una questione di decolonizzazione in una disputa sulla governance interna marocchina. Senza un vero coinvolgimento delle popolazioni locali e un rispetto sostanziale della legalità, il rischio è che la stabilità cercata dall’ONU rimanga un obiettivo illusorio, lasciando aperta la porta a un’escalation del conflitto armato ripreso nel 2020 e creando un pericoloso precedente per altre crisi territoriali globali dove la forza e il pragmatismo potrebbero prevalere sul diritto dei popoli.

  1. TRA STABILITÀ REGIONALE E PRESSIONI GLOBALI: IL FUTURO DEI NEGOZIATI

Il Sahara Occidentale è divenuto un tassello fondamentale in una scacchiera geopolitica che unisce la sicurezza dell’Atlantico alla stabilità del Sahel. Il recente spostamento del baricentro negoziale da New York a Washington, con i cicli di colloqui non annunciati in Florida e Madrid, segna il tramonto della mediazione tradizionale delle Nazioni Unite come unico attore risolutivo. Sotto l’egida dell’amministrazione Trump, stiamo assistendo a una forma di “ingegneria politica” in cui gli Stati Uniti agiscono come supervisori diretti, riducendo il ruolo dell’ONU a una funzione di autorevole ratifica di un ritmo politico stabilito altrove. In questo scenario, l’obiettivo non è solo la fine delle ostilità, ma il consolidamento del Marocco come forza stabilizzatrice nel Mediterraneo occidentale, capace di arginare l’espansione russa nel Sahel e la penetrazione economica cinese. L’evoluzione della proposta di autonomia marocchina riflette questa volontà di offrire una soluzione “chiavi in mano” che possa servire da modello per altre dispute regionali.

Il futuro dei negoziati sarà tuttavia influenzato da tre variabili critiche. In primo luogo, la pressione di alcuni settori di Washington per designare il Fronte Polisario come organizzazione terroristica straniera (FTO). Sebbene tale mossa sia guidata da lobby e basata su prove spesso circostanziali circa presunti legami con l’Iran, la sua attuazione cambierebbe radicalmente le regole del gioco. Una designazione FTO renderebbe politicamente “tossico” e legalmente impossibile per le agenzie internazionali interagire con il Polisario, sabotando non solo gli aiuti umanitari nei campi di Tindouf, ma eliminando ogni incentivo per il Fronte a rispettare le attuali “regole non scritte” di bassa intensità bellica. In secondo luogo, il ruolo dell’Unione Africana (UA) sta subendo una trasformazione speculare: la decisione di limitare il coinvolgimento del Consiglio per la Pace e la Sicurezza (PSC) a favore di una “troika” di capi di Stato rappresenta una vittoria diplomatica per Rabat, poiché riduce l’influenza di storici sostenitori del Polisario come il Sudafrica e l’Algeria all’interno delle istituzioni continentali.

Il vero nodo del prossimo decennio risiede nella capacità di conciliare il dogma del diritto internazionale con il pragmatismo della stabilità regionale. Mentre le principali nazioni europee si allineano alla visione marocchina privilegiando i legami commerciali e di sicurezza, la crisi di legittimità a lungo termine rimane aperta. Senza un meccanismo che includa un qualche tipo di “consenso saharawi”, sia esso espresso tramite un referendum o un modello di sovranità condivisa autentico e garantito, qualsiasi soluzione rischia di essere percepita come un’imposizione esterna. Il rischio è che il Sahara Occidentale persista come un conflitto “risolto sulla carta” ma instabile sul campo, dove la frustrazione dei giovani saharawi nei campi profughi potrebbe alimentare nuove ondate di radicalizzazione o spingere il Polisario verso una resistenza armata più energica per rompere l’isolamento diplomatico.

Indi per cui, la Risoluzione 2797 del 2025 garantisce una calma apparente e fornisce una base realistica per i negoziati, ma sancisce anche l’inizio di un’era in cui la sovranità è definita più dalla forza delle alleanze strategiche che dalla purezza dei principi di autodeterminazione post-coloniale. Gli Stati Uniti e l’Europa dovranno ora dimostrare che l’autonomia proposta dal Marocco non è solo una formula burocratica, ma un sistema capace di garantire diritti, controllo delle risorse e sicurezza alla popolazione locale. Se il ‘diavolo sta nell’assenza di dettagli’, la sfida per Staffan de Mistura e per i mediatori statunitensi sarà trasformare l’ambiguità diplomatica in un accordo quadro solido. Il rischio è che, prima di riuscirci, il precario equilibrio tra Rabat e Algeri si spezzi definitivamente, trascinando l’intera regione in una crisi dai confini oggi imprevedibili.

La questione del Sahara Occidentale resta uno dei nodi più intricati della diplomazia contemporanea, sospesa tra il rigore del diritto all’autodeterminazione e il pragmatismo della stabilità regionale. Sebbene la Risoluzione 2797 segni una svolta, il ruolo dell’ONU rimane fondamentale come unico garante di un processo che cerchi il consenso tra le parti. La sfida futura sarà trasformare lo stallo in una pace duratura, evitando che la realpolitik cancelli definitivamente le aspirazioni di un popolo ancora in cerca di una soluzione condivisa.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

  • Nazioni Unite, Risoluzione 2797 (2025) 
  • Nazioni Unite, Risoluzione 690 (1991) – istituzione MINURSO 
  • Nazioni Unite, Risoluzione 1514 (1960) – Dichiarazione sulla decolonizzazione 
  • Corte Internazionale di Giustizia, Parere consultivo sul Sahara Occidentale (1975)

SITOGRAFIA

https://www.reuters.com/world/africa/trump-reaffirms-support-moroccos-sovereignty-over-western-sahara-2025-08-02
https://peacekeeping.un.org/en/mission/minurso

https://minurso.unmissions.org/en/mandate

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https://www.ejiltalk.org/the-security-council-and-the-western-sahara-between-self-determination-and-implicit-recognition-of-moroccan-sovereignty

https://www.reuters.com/world/africa/belgium-backs-moroccos-autonomy-plan-western-sahara-2025-10-23

https://www.africansecurityanalysis.org/updates/western-sahara-polisario-hardens-stance-following-un-resolution

https://www.lacommunis.org/en/western-sahara-and-the-un-the-shift-from-self-determination-to-autonomy

Autore

  • Giacobbe Montella

    Laureato a pieni voti in Lingue e in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, arricchendo il mio percorso con un’esperienza Erasmus in Cina. Parlo quattro lingue: italiano, inglese, francese e cinese.