Oggi abbiamo il piacere di ospitare Ettore Rosato, deputato della Repubblica Italiana e figura di rilievo nel panorama politico nazionale. Rosato ha ricoperto importanti incarichi istituzionali: è stato capogruppo del Partito Democratico, vicepresidente della Camera dei Deputati dal 29 marzo 2018 al 12 ottobre 2022, coordinatore nazionale di Italia Viva dal 30 settembre 2019 al 23 dicembre 2022, e dal 2024 è vicesegretario del partito Azione. È inoltre noto per essere l’ideatore della legge elettorale attualmente in vigore, comunemente chiamata Rosatellum.
La Legge Elettorale Rosato, ufficialmente Legge 3 novembre 2017, n. 165, regola oggi l’elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, sostituendo la precedente Italicum (applicabile solo alla Camera) e la Legge Calderoli, entrambe oggetto di sentenze di incostituzionalità parziale da parte della Corte Costituzionale.
Il Rosatellum si inserisce in un sistema elettorale misto, che combina elementi maggioritari e proporzionali.
Il 37% dei seggi viene assegnato con un sistema maggioritario a turno unico, in collegi uninominali, dove risulta eletto il candidato che ottiene più voti, secondo il cosiddetto sistema uninominale secco. Il 61% dei seggi, invece, è distribuito proporzionalmente tra coalizioni e liste che superano le soglie di sbarramento nazionali. La ripartizione avviene a livello nazionale per la Camera dei Deputati e a livello regionale per il Senato della Repubblica. In questa parte proporzionale, i candidati si presentano in collegi plurinominali attraverso liste bloccate, ovvero senza possibilità per l’elettore di esprimere preferenze.
Infine, il 2% dei seggi, pari a 8 deputati e 4 senatori, è riservato al voto degli italiani residenti all’estero. Questi seggi sono assegnati con un sistema proporzionale suddiviso in quattro circoscrizioni estere, e in questo caso è prevista la possibilità di esprimere anche due preferenze con obbligo di genere.

1. Onorevole Rosato, come in ogni legislatura, anche in questa si è tornati a discutere della possibilità dimodificare la legge elettorale. La maggioranza di centrodestra sostiene che un nuovo sistema elettorale renderebbe più funzionale l’introduzione del premierato. A suo avviso, è davvero necessario rivedere il Rosatellum in questa fase politica?
Con questa legge elettorale, il centrodestra ha vinto unicamente perché il Partito Democratico di Enrico Letta non è stato capace di costruire né un’alleanza con il Movimento 5 Stelle né un’alleanza con il Terzo Polo.
Di questo è consapevole chi sta al governo e, di conseguenza, vuole un sistema elettorale che, togliendo i collegi uninominali, elimini il vantaggio del centrosinistra nel Centro e nel Sud Italia. Queste sono le motivazioni del cambiamento, e sono certo che andranno fino in fondo.
2. Tra le proposte in campo c’è quella di una legge proporzionale con premio di maggioranza al 40%, ritorno al voto di preferenza e l’ipotesi di indicare il nome del Presidente del Consiglio dei Ministri da parte della coalizione o della lista vincente. In assenza di una riforma costituzionale sul premierato, non rischia di essere una misura più simbolica che realmente efficace? Secondo l’onorevole Donzelli, questa proposta servirebbe a rafforzare i partiti e a rivitalizzare la politica. Lei condivide questa lettura? E soprattutto: un proporzionale corretto in questo modo può davvero equilibrare governabilità e rappresentanza democratica, o rischia di aumentare l’instabilità?
Io credo che ci sia un problema di fondo, che è legato al fatto che questo bipolarismo costringe alla somma di coalizioni che garantiscono voti ma non garantiscono governi efficaci. Perché mettere insieme la politica estera del Ministro Tajani e la politica estera di Vannacci o Salvini è incompatibile, come mettere assieme quella di Guerini con quella di Fratoianni e Conte.
Detto questo, il modello elettorale che propongono è un modello elettorale coerente, che funziona, che, a mio giudizio, non avrà mai le preferenze perché nessun partito ha veramente voglia di inserirle, e che richiede una valutazione attenta sulla soglia da utilizzare per fare scattare il premio di maggioranza. A mio giudizio, una soglia troppo bassa risulta abbastanza illogica.
3. Onorevole Rosato, si discute spesso di riforma della legge elettorale, ma raramente si accompagna questo dibattito a una riflessione sulla riforma dei regolamenti parlamentari e sulla disciplina dei partiti politici, che in Italia rimangono in gran parte “scatole vuote”. Non crede che qualsiasi nuovo sistema elettorale rischi di restare inefficace se non viene accompagnato da una revisione più ampia delle regole che governano il funzionamento delle Camere e il ruolo dei partiti?
Il problema del nostro Paese è che non abbiamo abolito il bicameralismo paritario: fin quando ci sarà questo, il sistema sarà sempre più delegittimato.
Il Parlamento non solo è sempre più delegittimato, ma è un luogo dove non si fanno più le leggi, solo le si approvano, tra voti di fiducia e testi di decreti legge omnibus su qualsiasi cosa non modificabili: l’unico modo per provare a recuperare questa china è abolire il bicameralismo paritario.
Non lo dico da studioso, lo dico da chi in Parlamento sta da più di 20 anni e ha visto la curva che ha subito l’attività legislativa del Parlamento.
La seconda questione, che penso non possa essere disarticolata dalla discussione sulla legge elettorale,
è che noi stiamo pagando una fortissima disaffezione al voto, non solamente in Italia, ma in tutte le democrazie.
E questo non si risolve con le preferenze, come pensa qualcuno, perché nelle Europee, dove le preferenze ci sono, o le Regionali, dove allo stesso modo ci sono, la partecipazione crolla comunque, ancora di più. C’è bisogno di far recuperare fiducia nelle istituzioni, e per far recuperare fiducia bisogna che le istituzioni funzionino. Bisogna far lavorare il Parlamento, per fargli recuperare la fiducia da parte degli elettori.

4. Il Rosatellum, come sappiamo, prevede un sistema misto con uninominale secco a turno unico. Alcuni esperti, però, guardano con interesse a modelli alternativi che puntano a rafforzare la legittimazione dell’eletto. Il doppio turno francese consente agli elettori di tornare alle urne tra i candidati più votati, garantendo un vincitore con maggior consenso. Il voto alternativo australiano, invece, permette all’elettore di esprimere una graduatoria di preferenze tra più candidati, evitando così il ballottaggio ma premiando i candidati più trasversali. Lei crede che strumenti di questo tipo possano rappresentare un’evoluzione utile per il sistema elettorale italiano?
Non si approderà mai a questo tipo di soluzioni, quindi è inutile discuterne.
Per la mia esperienza, fare leggi elettorali è molto più facile in accademia che in un’aula del Parlamento, dove l’equilibrio è sempre molto complicato.
Il problema del nostro Paese, però, non è la legge elettorale, ma è la mancanza di attuazione dell’art. 49 dellaCostituzione con una seria normativa sui partiti, che sono diventati sempre più scatole vuote, con organismi inefficienti e poco funzionanti, privi di regole reali, legati solo nel bene e nel male al leader del momento. È questo il vero problema: le preferenze per le elezioni politiche o europee non ci sono in nessun Paese D’Europa.
5. Il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky ha osservato che spesso le leggi elettorali finiscono per favorire più i ‘governatori’ che i ‘governanti’, privilegiando la logica del potere rispetto a quella della rappresentanza. In questo senso, secondo alcuni, la proposta di riforma avanzata dalla maggioranza potrebbe puntare a scoraggiare il “campo largo” e a incentivare la frammentazione dell’opposizione. Lei crede che ci sia anche una strategia politica dietro questa proposta, più che un vero intento riformatore?
Non lo diranno mai, ma la proposta di legge elettorale della maggioranza piace sia al Partito Democratico che al Movimento 5 Stelle: perché, nella testa della Schlein e nella testa di Conte, entrambi pensano poi di essere i candidati alla Presidenza del Consiglio per la coalizione di sinistra. Comunque non credo che questa sia una norma che favorisce la disgregazione, anzi, le coalizioni con le loro contraddizioni faranno il loro percorso e partiti come Azione che correranno al centro, mostreranno le inefficienze di questo sistema con una proposta di serio riformismo pragmatico.
Ma mi lasci concludere, prendendo spunto dalla valutazione del Professore Zagrebelsky, che spesso le leggi elettorali quando vengono concepite per favorire chi le fa si traducono in un boomerang: meglio fare la fatica di provare a scrivere insieme le regole.