Diritto Amministrativo

IL MATRIMONIO DI JEFF BEZOS A VENEZIA: È LEGITTIMO CHIUDERE UNA CITTÀ PER UN MILIARDARIO? TRA DIRITTO E POTERE 

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Il 27 giugno 2025 Jeff Bezos e Lauren Sánchez hanno celebrato un sontuoso matrimonio a Venezia. Il rito si è svolto nella chiesa di San Giorgio Maggiore, seguito dai festeggiamenti nell’Arsenale, un tempo cruore produttivo della Repubblica e oggi simbolo della riconversione degli spazi pubblici per eventi culturali, artistici e, spesso, privati. 

Per garantire la sicurezza e la privacy dell’evento, il Comune ha predisposto una serie di misure straordinarie, come la chiusura temporanea di vie del centro, piazze e tratti del litorale, impedendo l’accesso di residenti e turisti in alcune zone. 

La vicenda ha sollevato diversi interrogativi: è giuridicamente legittimo interdire porzioni di territorio comunale per un evento privato? Quali sono i limiti, costituzionali e morali, all’uso esclusivo dello spazio pubblico da parte di un soggetto privato, ancorché di fama mondiale? 

IL QUADRO GIURIDICO
Il sindaco, ai sensi dell’art. 54 del D.lgs. 267/2000 (TUEL), può adottare ordinanze contingibili e urgenti per ragioni di sicurezza, ordine pubblico e igiene. Si tratta di poteri eccezionali, giustificati solo in presenza di situazioni straordinarie. 

Tali provvedimenti devono: essere motivati, coerenti e ragionevoli (art. 3 e 97 Cost.; e art. 1 L. 241/1990), rispettare il principio di proporzionalità, il quale secondo la Corte costituzionale, è un criterio fondamentale nel bilanciamento tra diritti costituzionali contrapposti (ogni compressione di diritti deve essere necessaria, adeguata e proporzionata, Corte cost. n. 68/2011; n. 85/2013) e non comprimere i diritti fondamentali, come la libertà di circolazione (art. 16 Cost.) e il principio dei eguaglianza (ex art. 3 Cost.), poiché, tali diritti non possono essere compressi in modo arbitrario, ma sulla base di esigenze reali, documentate e proporzionate allo scopo perseguito. L’eccezionalità non può diventare ordinaria discrezionalità amministrativa. 

L’uso esclusivo, anche di breve durata, di spazi pubblici deve rispettare la loro natura collettiva. Venezia è una città ricca di intrattenimento. Trasformarla in un luogo privatizzato per eventi di lusso compromette la sua funzione pubblica e altera il rapporto tra cittadini e amministrazione. 

In questo contesto, è necessario richiamare l’art. 42, co. 2, Cost., che riconosce e garantisce la proprietà privata, ma ne vincola l’esercizio alla funzione sociale. Dunque, l’utilizzo dei beni pubblici deve avvenire nel rispetto della destinazione pubblica e senza produrre esclusioni o diseguaglianze arbitrarie. 

Nel caso esaminato, non si trattava di un evento istituzionale né di una situazione di estrema emergenza, ma di un ordinario matrimonio privato. Questo rende il bilanciamento tra interesse pubblico e sacrificio collettivo particolarmente critico. 

Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro durante la conferenza stampa di presentazione del bilancio attività di giunta a Cà Farsetti, oggi 29 dicembre 2022. ANSA/ANDREA MEROLA

PROFILO ETICO E CULTURALE
Oltre al profilo legale, esiste anche una dimensione che il diritto assume particolarmente rilevante: quella etica. L’accesso alla città, con i suoi servizi, non dovrebbe essere trattato come una concessione privilegiata, ma piuttosto spazio di convivenza attiva e reciprocità. 

L’immagine di una città blindata per permettere il matrimonio di un miliardario rappresenta un simbolo di diseguaglianza di forte impatto, in quanto, da una parte l’élite internazionale con acceso privilegiato si muove senza ostacoli; dall’altra, la collettività è sottoposta a restrizioni, deviazioni e interruzioni dello spazio urbano. 

Allora la vera domanda è questa: fino a che punto può il denaro sopprimere e sospendere i diritti di ciascuno per il privilegio di pochi

CONCLUSIONI
Il matrimonio di Jeff Bezos non può essere ridotto a un semplice evento mondano: rappresenta un caso emblematico di tensione tra diritti, potere e spazio pubblico. Questo ci costringe a interrogarci sul rapporto che intercorre tra diritto e potere, tra interesse pubblico e pressione economica, tra funzione amministrativa e tutela del bene comune. 

In assenza di reali esigenze di sicurezza pubblica, simili provvedimenti finiscono per formarsi in trattamenti diseguali, apparentemente legittimi, ma privi di equilibrio e giustizia. 

Anche il potere più sofisticato deve arrestarsi davanti ai principi irrinunciabili della legalità, dell’eguaglianza e del rispetto pubblico.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 

  • Costituzione della Repubblica italiana: articoli 3, 16, 42, 97;
  • D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 276 (TUEL): art. 54;
  • Legge 7 agosto 1990, n. 241: art. 1 – principi generali dell’attività amministrativa;
  • Corte costituzionale, sentenze: n. 68/2011 “principio di proporzionalità nel bilanciamento tra diritti” e n. 85/2013 “sull’uso dei poteri amministrativi e limiti costituzionali”;
  • G. Deffenu, Istituzioni di diritto pubblico, Torino, Giappichelli, ultima ed. 

Autore

  • Letizia Tinti Previtali

    Studentessa di Giurisprudenza presso l’Università di Trento, nutre una profonda passione per il diritto e la giustizia, con particolare interesse per il diritto penale e il contrasto alla criminalità organizzata. Aspira a diventare magistrato, mossa dai valori di legalità, giustizia, equità e verità.