Analisi

CECCANTI: ‘SÌ ALLA RIFORMA DEL QUORUM, MA LA DEMOCRAZIA RESTI PARLAMENTARE’

·
Condividi su Facebook Condividi su X Condividi su LinkedIn Condividi su WhatsApp Invia per email Stampa

Buon pomeriggio professor Ceccanti, inizieremo con una domanda quasi scontata al netto della bassa affluenza alle urne per i 5 quesiti referendari su lavoro e cittadinanza: i dati che ci giungono sono del 30.5 % di affluenza alle urne. In molti hanno ritenuto che l’astensione sia un’alternativa valida e costituzionalmente disciplinata: lei ritiene sia veramente così? O si è assistito ad una criminalizzazione ingiustificata nei confronti di chi abbia deciso di astenersi?

    Il dato compreso estero è in realtà’ del 29.9%. Nel caso del referendum ogni cittadino è libero di scegliere il sì se ritiene che quell’abrogazione sia positiva per il Paese e il No o l’astensione se ritiene che essa sia negativa. Volta a volta un po’ tutti hanno fatto ricorso ad un uso tattico dell’astensione utilizzandola come una sorta di No rafforzato. Finché le regole sono queste le cose stanno così. Se si ritiene di dover depotenziare questo uso dell’astensione in futuro allora bisogna impegnarsi a ridurre il quorum.

    La proposta di iniziativa popolare di abolizione del quorum ai referendum abrogativi ha raggiunto e superato le 30.000 firme: si propone di fatto di abolire il quorum del 50%+1 degli aventi diritto al voto e sostituirlo con la maggioranza dei voti espressi. Secondo lei quali sono le implicazioni più immediate che porterebbe e soprattutto, qualora lo si eliminasse, potrebbe essere ancora definito uno strumento democratico?

      L’abolizione secca del quorum è sbagliata perché si rende troppo facile a una minoranza anche ristretta di demolire troppo facilmente leggi votate dal Parlamento. Verrebbe snaturata la democrazia parlamentare.

      Che ne pensa della proposta alternativa avanzata da alcuni costituzionalisti di innalzare il numero di firme da 500.000 ad un milione e di sostituire al 50%+1 degli aventi diritto al voto al 50%+1 dei votanti alle elezioni politiche?

        Condivido anche io non da oggi questa proposta di riduzione ragionata del quorum che tiene conto delle dinamiche effettive dell’astensionismo alle elezioni. Va però abbinata all’innalzamento delle firme a 800 mila perché oggi è molto più facile raccogliere.

        Molti ritengono che il quorum introdotto dai padri costituenti sia attualmente poco rappresentativo delle condizioni sociali e culturali del nostro paese: le chiediamo quindi, è necessario restringere le materie di competenza del referendum a quelle di estrema necessità per il nostro Paese?

          La giurisprudenza costituzionale è già abbastanza rigorosa nel delimitare la materia referendaria. Solo l’aumento delle firme può essere un deterrente contro possibili quesiti di scarsa importanza.

          Non pensa che queste strategie di riforma, volte a rendere più facile il raggiungimento del quorum, possano essere strumentalizzate dalla politica in senso plebiscitario? È meglio correre questo rischio eventualmente ma procedere con l’abbassamento del quorum?

            Penso che sia opportuno prevedere il giudizio della Corte dopo 100mila firme per evitare forme di frustrazione verso i giudizi negativi di ammissibilità. Che resti un correttivo di emergenza e’ utile, ma la democrazia deve restare parlamentare e non plebiscitaria.

            Autore

            • Sara Gilardi

              Studentessa di Relazioni Internazionali presso il Dipartimento di Scienze Politiche della Sapienza. Appassionata di diritto internazionale e costituzionale, scrive per Politica, un magazine online.