ANTIMAFIA AMBIENTALE: IL NUOVO DECRETO-LEGGE “TERRA DEI FUOCHI”

ABSTRACTIl presente articolo intende presentare esaustivamente il nuovo Decreto-Legge 8 agosto 2025, n. 116, che segna un importante passo nella lotta alla criminalità organizzata in ambito ambientale. Con misure preventive e urgenti per il contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti e per la bonifica dell’area, comunemente definita, “Terra dei Fuochi”, il legislatore intende affrontare concretamente una delle emergenze più incisive del nostro paese. L’articolo analizza i contenuti del provvedimento, il delicato e sofferto contesto territoriale, il ruolo della criminalità organizzata e la veemente necessità di tutela e prevenzione. 

SOMMARIO1. INTRODUZIONE – 2. IL CONTENUTO DEL NUOVO DECRETO-LEGGE – 3. LA TERRA DEI FUOCHI: UNA REALTÀ INVISIBILE – 4. IL TRIANGOLO DELLA MORTE: LA TRIADE NAPOLETANA – 5. IL RUOLO DELLE ECOMAFIE – 6. TUTELA E PREVENZIONE.

1. INTRODUZIONE

Da anni la questione ambientale si sovrappone alle dinamiche mafiose, creando un intreccio che impone al diritto risposte nuove e più incisive: l’antimafia ambientale. La gestione illecita dei rifiuti, le discariche abusive e i roghi tossici hanno trasformato interi territori in luoghi compromessi e devastati, minacciando non solo l’ecosistema, ma anche la salute e la dignità delle comunità locali. 

Il nuovo Decreto-Legge 8 agosto 2025, n. 116 rappresenta un passaggio cruciale in questa drammatica realtà: si tratta di un intervento normativo che rafforza le sanzioni penali, introduce nuove fattispecie incriminatrici e potenzia maggiormente le misure di prevenzione antimafia. Il decreto ha l’obbiettivo di riportare la protezione ambientale al centro, riconoscendola non più come ambito nascosto, ma come questione di sicurezza e ordine pubblico.

2. IL CONTENUTO DEL NUOVO DECRETO-LEGGE 

Il nuovo D.L. 8 agosto 2025, n. 116, pubblicato in Gazzetta Ufficiale della Repubblica1, in materia di “Disposizioni urgenti per il contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti, per la bonifica dell’area denominata Terra dei Fuochi, nonché in materia di assistenza alla popolazione colpita da eventi calamitosi”, rappresenta uno strumento legislativo importante, finalizzato a fronteggiare l’emergenza ambientale critica della Terra dei Fuochi. Il provvedimento interviene su più fronti tra loro connessi: rafforza le pene inflitte per delitti e contravvenzioni al fine di reprimere le attività illecite, introduce nuove aggravanti nei casi in cui emerga un concreto pericolo per salute dei cittadini e per l’ambiente e rafforza la tutela delle comunità maggiormente esposte. 

Il testo legislativo è intervenuto sia sulle norme del D.lgs, 152/2006, il cd. Testo Unico Ambientale2, sia su quelle contenute nel Codice penale e di procedura penale, potenziando il trattamento sanzionatorio rafforzato in concomitanza alla misure di prevenzione antimafia, previsto per le attività illecite in materia di rifiuti.  

Tra le principali novità abbiamo: 

  1. Abbandono di rifiuti non pericolosi (art. 255 D.lgs, 152/2006): è aumentata l’ammenda (fino a 18.000 €) e, se l’abbandono degli stessi avviene mediante veicoli, si prevede anche la sospensione della patente; 
  • Abbandono di rifiuti non pericolosi che possono generare grave pericolo per la salute o l’ambiente (art. 255 bis D.lgs, 152/2006): il soggetto trasgressore viene punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni;
  • Abbandono di rifiuti pericolosi (art. 255 ter D.lgs, 152/2006): prevista una pena detentiva con aggravanti se la condotta avviene in siti contaminati; 
  • Modifiche anche in materia dei gestione non autorizzata di rifiuti (art. 256 D.lgs, 152/2006), combustione illecita di rifiuti (art. 256 bis D.lgs, 152/2006) e spedizione illegale di rifiuti (art. 259 D.lgs, 152/2006): con l’aggiunta dell’aggravante e maggiori pene;
  • Introdotti anche art. 259 bis D.lgs, 152/2006 (aggravante per le attività d’impresa) e art. 259 ter D.lgs, 152/2006 (delitti colposi in materia di rifiuti).

Il decreto estende la propria funzione anche per quanto concerne il Codice penale e di Procedura penale, con l’introduzione di nuove fattispecie: 

  1. Modifiche inerenti l’art. 131 bis c.p.solitamente i reati di scarsa entità possono restare impuniti grazie all’art. 131 bis c.p.; il decreto chiarisce che questa esclusione non vale per i reati ambientali gravi, che non potranno mai essere trattati come fatti di lieve rilevanza;
  • Nuove fattispecie relative al traffico e abbandono di materiale radioattivo (art. 452 sexies c.p.), impedimento del controllo (art. 452 septies c.p.), omessa bonifica (art. 452 terdecies c.p.) e attività organizzate per traffico illecito di rifiuti (art. 452 quaterdecies c.p.)
  • Novità anche nello svolgimento del processo penale: l’art. 382 bis c.p.p. estende la possibilità di poter procedere all’arresto in flagranza differita ai reati ambientali gravi
  • Inoltre, viene rafforzata la responsabilità penale degli enti, estendono l’applicabilità delle misure di prevenzione antimafia (art. 34 bis del Codice Antimafia – Controllo giudiziario delle aziende)6 alle imprese coinvolte nelle azioni criminose concernenti reati ambientali come l’abbandono di rifiuti pericolosi, combustione e traffico illecito. 

In definitiva, il nuovo Decreto-Legge dispone di un importante strumento innovativo, solido ed efficace, trasformando i reati ambientali, da semplici fenomeni marginali e sempre meno tutelati, alla configurazione di vere e proprie fattispecie incriminatrici che, si traducono in pene severe per chi si rende autore di tali condotte. Si tratta di una scelta che evidenza nettamente come la questione ecologica non sia più un aspetto morale, ma un vera e propria questione di ordine pubblico e di sicurezza.  

3. LA TERRA DEI FUOCHI: UN REALTÀ INVISIBILE

L’espressione “Terra dei Fuochi” si è affermata nei primi anni Duemila per indicare un’ampia area della Campania, compresa tra le province di Caserta e l’allora provincia di Napoli. Il nome richiama una realtà drammatica: l’interramento di rifiuti tossici e speciali, la diffusione di discariche abusive disseminate sul territorio e l’accensione di roghi di rifiuti che sprigionano diossina e altre sostanze nocive nell’aria, avvelenando lentamente l’ambiente e la salute delle comunità locali. Si tratta di un fenomeno che affonda le radici già negli anni Ottanta, quando tonnellate di scarti industriali provenienti dal Centro e dal Nord Italia venivano smaltiti illegalmente: scorie di metallurgia, morchie di verniciatura, amianto e terre inquinate da precedenti bonifiche. Il tutto gestito e alimentato dalla criminalità organizzata, che ha trasformato il territorio in una vera e propria discarica. 

Le conseguenze sono state piuttosto devastanti: contaminazione dei suoli, delle falde e dell’atmosfera, con un impatto diretto sulla salute della popolazioni locali, dove nel corso degli anni sono state riscontrate patologie e tassi di mortalità superiori alla media. 

L’area si sovrappone in larga parte al Sito di interesse Nazionale (SIN) Litorale Domitio Flegreo e Agro Aversano5, individuato fino al 2013 come area da bonificare per la grave contaminazione di suolo e sottosuolo. Proprio alla luce di ciò, nel 2013 il Ministro dell’Ambiente decise di declassare il SIN a Sito di Interesse Regionale (SIR)5, ritenendo inefficaci i numerosi tentativi di bonifica e dando il compito alla Regione Campania la gestione tramite il Piano Regionale Bonifiche. Mediante questo piano furono individuate sette aree vaste particolarmente compromesse.

Il 30 gennaio 2025, la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU)3 ha condannato l’Italia per non aver garantito il diritto alla vita delle 2,9 milioni di persone che vivono nei 90 comuni della Terra dei Fuochi. Secondo la CEDU, lo Stato non ha agito con la corretta prontezza per prevenire un rischio grave e accertato per la salute pubblica, senza fornire una corretta comunicazione ai cittadini. 

Entro due anni l’Italia dovrà adottare una strategia globale, avviando bonifiche, istituendo un’autorità indipendente con il compito di monitorare la realtà sottostante e creando una piattaforma pubblica con dati accessibili e sempre aggiornati. Se l’Italia non dovesse rispettare quanto definito, entro due anni, la Corte procederà a esaminare le richieste di risarcimento danni dei soggetti lesi. 

4. IL TRIANGOLO DELLA MORTE: LA TRIADE NAPOLETANA 

Accanto alle divergenze in tema ambientale, la Terra dei Fuochi ha lasciato un segno profondo sulla salute delle comunità locali. Si tratta di un’area compresa tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, comunemente definita “Il Triangolo della morte”, nota per il forte aumento della mortalità per cancro. Le cause principali si possono ricondurre nello smaltimento illegale dei rifiuti tossici da parte della Camorra, come emerso anche dalle confessioni del boss Gaetano Vassallo, appartenente al clan dei Casalesi7. Gran parte di questi scarti proveniva dalle industrie del Nord Italia. 

Qui le statistiche mostrano una realtà allarmante: negli ultimi decenni sono stati registrati tassi di mortalità per tumori nettamente superiori alla media nazionale, insieme a un incremento di malformazioni congenite e patologie respiratorie. Gli studi condotti da istituti italiani e internazionali hanno dimostrato un legame diretto tra l’esposizione agli elementi inquinanti, come metalli pesanti, amianto, diossine, e l’aumento di casi di cancro al fegato, ai polmoni e ad altre zone interessate5

Tutto ciò che ha scaturito le azioni illecite commesse hanno portato non solo malattie e perdite di vite, ma anche una quotidianità spezzata dal timore costante di vivere in un territorio avvelenato e tutto ciò che lo compone rischia di diventare un mezzo connesso alla morte. Si tratta, ancora una volta, di una condizione che ha trasformato un’intera comunità vittima di una realtà sempre più nascosta e silenziosa, scaturita da logiche criminali. 

5. IL RUOLO DELLE ECOMAFIE 

Alla luce di quanto raccontato e descritto finora è corretto chiamare in causa il ruolo delle ecomafie, cioè delle organizzazioni criminali che hanno fatto della gestione illecita dei rifiuti un business. La Camorra, in particolar modo, ha avuto un ruolo centrale nel condurre e portare avanti tale sistema che, fin dagli anni Ottanta, ha trasformato la regione Campania in un’enorme discarica.

Gli scarti tossici provenienti da industrie del Nord Italia venivano, anch’essi, smaltiti illegalmente: rifiuti interrati nei campi, bruciati durante la notte o riversati in cave e discariche abusive. Le organizzazioni criminali, nello svolgimento di azioni illecite, hanno saputo trovare la propria complicità con il campo imprenditoriale e, talvolta, anche con la partecipazione di figure delle istituzioni locali. 

Nel susseguirsi delle loro azioni, le ecomafie hanno potuto trarre vantaggio da diversi fattori: la scarsa presenza di controlli validi, il degrado che ha colpito la società e la lentezza burocratica che caratterizza da tempo queste aree. Si è potuto così costruire un sistema di grande proliferazione: dal trasporto fino all’occultamento dei rifiuti e all’infiltrazione negli appalti per le bonifiche. 

Le analisi condotte hanno confermato la gravità della situazione: il Rapporto Ecomafia 2024 di Legambiente4 ha registrato che, nel solo anno 2023 in Italia sono stati registrati 35.487 reati ambientali, con un incremento del 15,6% rispetto all’anno precedente, e un giro d’affari che conta più o meno 8,8 miliardi di euro. Questi dati ci mostrano come il sistema dei rifiuti rappresenti oggi una delle modalità più ricercate della criminalità organizzata. 

Cercare di arginare questo fenomeno consente di colpire il fulcro del potere mafioso, che ad oggi ha saputo trarre profitto anche in altri contesti, rispetto alle modalità tradizionali. 

6. TUTELA E PREVENZIONE

La vicenda della Terra dei Fuochi ci insegna che, senza una efficace prevenzione e tutela, l’azione criminale continuerà a rigenerarsi, formandosi in nuovi strumenti di attacco e gestione. 

Prevenzione significa rafforzare i controlli inerenti alla produzione e gestione di rifiuti, per evitare che materiali tossici possano essere la chiave per far nascere le discariche abusive. Significa maggiormente impedire le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici in materia di bonifica, settore che rischia di trasformarsi in un nuovo terreno di arricchimento e formazione per la criminalità. 

Allo stesso modo, tutela significa anche protezione delle comunità che, da innumerevole tempo, convivono in un clima tossico. Qui il compito del diritto è proteggere non solo la natura, ma anche la vita e la dignità dei cittadini, in coerenza con i principi fondamentali della Costituzione italiana. Proprio per questo è necessario estendere la formazione e il coordinamento tra forze dell’ordine, magistratura, istituzioni, associazioni e cittadini. La lotta alle ecomafie non può avvenire solo mediante strumenti penali, ma deve essere la sintomatologia di una cultura della legalità ambientale, come valore civico e morale.

Come ci ricorda Giovanni Falcone “la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”, e proprio il suo pensiero ci lascia un’eredità giuridica fondamentale e luminosa nella lotta alla mafia.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 

  1. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Decreto-legge 8 agosto 2025, n. 116, in materia di “Disposizioni urgenti per il contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti, per la bonifica dell’area denominata Terra dei Fuochi, nonché in materia di assistenza alla popolazione colpita da eventi calamitosi”;
  • D.Lgs. n.152/2006, Testo Unico Ambientale;
  • Ministero della Giustizia – “Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 30 gennaio 2025 – Ricorso n.51567/14 e altri 3- Causa Cannavacciuolo e altri c.Italia”; 
  • Legambiente – “Rapporto Ecomafia 2024: storie e numeri della criminalità ambientale in Italia”, Roma, 11 luglio 2024, 
  • Legambiente Campania – “Un’analisi dello stato attuale e delle sfide ambientali nella Terra dei Fuochi”;
  • Osservatorio Compliance 231 – “Reati ambientali: novità anche per le imprese previste dal recente D.L. 116/2025”, 3 settembre 2025;
  • Avvenire – Terra dei fuochi: “La pena più dura è la vergogna”, 28 gennaio 2016.

Autore

  • Letizia Tinti Previtali

    Studentessa di Giurisprudenza presso l’Università di Trento, nutre una profonda passione per il diritto e la giustizia, con particolare interesse per il diritto penale e il contrasto alla criminalità organizzata. Aspira a diventare magistrato, mossa dai valori di legalità, giustizia, equità e verità.

Letizia Tinti Previtali
Letizia Tinti Previtali
Studentessa di Giurisprudenza presso l’Università di Trento, nutre una profonda passione per il diritto e la giustizia, con particolare interesse per il diritto penale e il contrasto alla criminalità organizzata. Aspira a diventare magistrato, mossa dai valori di legalità, giustizia, equità e verità.