L'Intervista

TRA NUOVE E VECCHIE PREROGATIVE DEI CONSIGLI COMUNALI: L’INTERVISTA ALL’EX MAGISTRATO E SINDACO LUIGI DE MAGISTRIS

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Laureato in Giurisprudenza presso il prestigioso Ateneo napoletano, la Federico II, Luigi De Magistris è stato magistrato dal 1998 fino a quando non si è dimesso per entrare in politica. Eurodeputato dal 2009 al 2011, è stato poi sindaco di Napoli per due mandati, dal 2011 al 2021. De Magistris è un uomo delle istituzioni di altri tempi: vicino alle persone, onesto e anche rivoluzionario. Un napoletano purosangue.

1.⁠ ⁠Nel modello costituzionale, il Consiglio comunale rappresenta l’organo di indirizzo politico dell’ente locale. A suo giudizio, quanto incide sul principio democratico il ricorso sempre più frequente a figure commissariali e decisioni extra-consiliari, come nel caso dell’America’s Cup a Napoli?

Siamo di fatto all’esproprio dei poteri del consiglio comunale, ad una mortificazione assoluta della democrazia partecipativa, ad un assetto verticistico del potere per favorire un’operazione che non ha nulla a che vedere con l’interesse pubblico ma con l’interesse di pochi. Tutto si può fare a Napoli, anche l’America’s Cup che abbiamo del resto già portato con successo, ma si dovrebbe realizzare nell’interesse del bene comune, del popolo e con le mani pulite. Non si può utilizzare un grande evento per cancellare decisioni del consiglio comunale, per non bonificare l’area, per cementificare e per distruggere per sempre territorio, paesaggio e ambiente.

2.⁠ ⁠Nel caso specifico di Bagnoli, l’attuale sindaco di Napoli riveste contemporaneamente il ruolo di Commissario straordinario per l’attuazione del PRARU. Ritiene compatibile questo cumulo di funzioni con i principi di separazione tra poteri e di partecipazione democratica dei cittadini alla gestione del territorio?

Il sindaco ha avuto tutti questi poteri, mai accaduto in precedenza, solo perché è il garante di accordi trasversali locali e nazionali da un punto di vista politico e garante di poteri forti. Sta utilizzando i poteri commissariali per distruggere tutto il lavoro che era stato fatto negli anni precedenti e che era frutto di una democrazia dal basso senza precedenti. Il progetto Bagnoli deciso in modo democratico e costituzionalmente orientato era entrato nel vivo ed è stato travolto da un disegno verticistico ed autoritario.

3.⁠ ⁠Il concetto di bene comune ha avuto nella sua esperienza amministrativa un ruolo centrale. Oggi sembra invece prevalere una logica emergenziale e tecnocratica. Come valuta questa inversione di tendenza alla luce dell’art. 42 Cost. e del principio di sussidiarietà orizzontale?

Il bene comune non è nei fatti nell’agenda politica dell’amministrazione Manfredi. Basti solo pensare che stanno finanche smantellando l’azienda speciale dell’acqua bene comune che costituimmo in attuazione del referendum sull’acqua pubblica. Gli spazi abbandonati divenuti beni comuni a seguito di delibere approvate dalla nostra amministrazione sono oggi mal tollerate dalla giunta Manfredi che è proclive a privatizzazioni ed esternalizzazioni con il sostegno di una maggioranza che predica in un modo sui social, nei comizi e nei media e poi razzola in un altro modo.

4.⁠ ⁠Molte delle decisioni strategiche per la città avvengono senza un reale passaggio nelle assemblee elettive e senza consultazione dei cittadini. Questo modello decisionale può definirsi compatibile con il principio costituzionale di democraticità dell’ente locale, come delineato dalla giurisprudenza costituzionale?

A mio avviso assolutamente no. Siamo alla Costituzione calpestata, al bene comune umiliato, all’esproprio di un consiglio comunale che non difende con dignità nemmeno le sue prerogative, alla totale assenza di democrazia partecipativa.

5.⁠ ⁠Nel contesto attuale, quali strumenti giuridici e istituzionali ritiene ancora praticabili per restituire centralità alla rappresentanza politica locale e garantire una gestione condivisa dei beni pubblici e dei processi di rigenerazione urbana?

La prima opzione è l’opposizione politica dal basso e la costruzione di un’alternativa al governo Manfredi. Poi bisogna impugnare nelle sedi giurisdizionali i numerosi atti illegittimi che vengono approvati. E decisioni importanti sono state adottate dalla magistratura amministrativa. E denunciare in ogni sede le malefatte che sempre più di frequente si stanno scoprendo e che meraviglia anche che non siano ancora state ricostruite dalle istituzioni preposte ai controlli di legalità. La vicenda Milano è poca roba rispetto a quello che sta accadendo a Bagnoli. L’abuso del potere non si può far passare in cavalleria.

Autore

  • Francesco Miragliuolo

    Studente di Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli e allievo del Prof. Alberto Lucarelli, approfondisco il diritto costituzionale con focus sull’articolo 3, comma 2, e il ruolo dei partiti nella democrazia. Analizza riforme istituzionali e politiche pubbliche, collaborando con diverse testate su inclusione sociale e tutela dei beni comuni.