Diritto penale

IL GARGANO IN FIAMME: TRA DOLORE AMBIENTALE E RESPONSABILITÀ ISTITUZIONALI — UNA TRAGEDIA CHE CHIEDE GIUSTIZIA

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ABSTRACT: Nella calura estiva del 2025, il Gargano è stato nuovamente teatro di una catastrofe ambientale di proporzioni epocali. Incendi devastanti hanno divorato boschi secolari, aziende agricole e oasi protette, seminando morte e desolazione. Più di un semplice disastro naturale, questa tragedia è il riflesso amaro di un sistema di gestione negligente, incapace di prevenire e arginare un fenomeno tanto devastante quanto prevedibile. Lungi dall’essere una mera calamità, questi eventi richiedono una riflessione profonda sulle responsabilità politiche e amministrative, con l’urgenza di risposte concrete e giuridicamente vincolanti. Il presente contributo intende delineare un quadro esaustivo e articolato degli incendi nel Gargano, analizzandone cause, effetti e le implicazioni morali e giuridiche che si impongono alla nostra coscienza civile e professionale.

Dalla recente relazione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA), relativa all’anno 2024,emerge un quadro difficoltoso sull’evoluzione dell’’ndrangheta e delle altre corretti mafiose italiane, tra infiltrazioni sempre più insidiose nell’economia legale del Paese e una capacità operativa altamente di matrice internazionale. 

I dati e le analisi riportati nella relazione annuale della DIA offrono un’immagine con nuove prospettive della minaccia mafiosa nel Paese. La suddetta relazione mette in risalto un crescente interesse della criminalità per il controllo delle grandi opere pubbliche e per la gestione delle risorse economiche degli enti locali. Le infiltrazioni esercitate non si limitano alle tradizionali modalità settoriali: nel mirino sono presenti anche aziende ospedaliere e servizi pubblici fondamentali, come la raccolta dei rifiuti. In questo modo, la criminalità organizzata cerca di condizionare la spesa pubblica e interferire nel sistema strategico degli enti locali, modellando settori essenziali per l’esercizio illecito di capitale e potere. 

Tale capacità di penetrazione nei compartimenti economici e amministrativi si estende anche alla gestione del territorio e delle risorse ambientali, ambiti sempre più colpiti dalla criminalità organizzata. È possibile rivelare come il fenomeno criminale si estenda anche in reati ambientali, in particolare nel ciclo illegale dei rifiuti, nel reparto edilizio e nelle attività dolose finalizzate all’acquisizione di terreni o appalti per la riforestazione. In questo contesto, le mafie si dimostrano capaci e duttili nello sfruttare le emergenze ambientali come occasione di profitto illecito e fondamento territoriale. È in questo quadro che si inseriscono gli episodi descritti qui in seguito, il cui impatto ambientale, economico e sociale impone una riflessione cosciente e urgente sul rapporto tra degrado e controllo criminale del territorio.

1. L’INFERNO DELLE FIAMME: CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

Nella seconda metà di luglio 2025, il Gargano è stato colpito da un’ondata di incendi di straordinaria intensità, che hanno interessato località quali Montenero, San Marco in Lamis e il parco naturale del Lago Salso a Manfredonia. Migliaia di ettari di boschi e pascoli sono stati inghiottiti dalle fiamme, insieme a strutture agricole di rilievo economico, generando conseguenze devastanti per le comunità locali. Le immagini dei proprietari, stretti nel dolore per la perdita, testimoniano un lutto che travalica il mero danno materiale, toccando profondamente il legame identitario con la terra e il paesaggio.

In questa drammatica emergenza, vigili del fuoco, volontari e forze dell’ordine si sono trovati a fronteggiare una sfida di proporzioni eccezionali, spesso con mezzi insufficienti e in condizioni climatiche avverse, rappresentando difatti la fragilità di un sistema di intervento che ha mostrato limiti strutturali. La gravità degli eventi ha reso necessario il riconoscimento dello stato di emergenza ambientale.

Il bilancio dei danni è lacerante: oltre alla distruzione del patrimonio forestale, sono stati colpiti immobili e strutture produttive, determinando pesanti ripercussioni socioeconomiche sulle famiglie e sulle imprese della zona. Tale tragedia ha messo altresì in luce la necessità di rafforzare le capacità operative e di coordinamento tra le istituzioni nazionali e locali, evidenziando in particolare la carenza di mezzi aerei, indispensabili per un tempestivo e efficace contrasto degli incendi. La difficoltà di un intervento tempestivo, come nel caso di San Felice a Vieste, ha aggravato le conseguenze, ponendo a rischio non solo il territorio, ma anche la sicurezza delle persone.

Nel corso delle settimane, la collina garganica è stata teatro di una serie di incendi che hanno colpito aree di elevato valore naturalistico e paesaggistico, lasciando una ferita profonda nel cuore verde del territorio. Il danno ambientale e sociale si presenta già gravissimo e destinato a protrarsi nel tempo. Lo straordinario impegno di vigili del fuoco e volontari, operanti in condizioni estremamente difficili e con risorse limitate, rappresenta un atto di coraggio e dedizione, ma al contempo evidenzia la necessità impellente di una riorganizzazione e potenziamento del sistema di protezione civile e della difesa ambientale.

Il cuore del Gargano, la sua linfa verde, è stato trafitto in modo violento.

2L’OASI LAGO SALSO: TRA BIODIVERSITÀ E ABBANDONO ISTITUZIONALE

L’Oasi Lago Salso, prezioso scrigno di biodiversità nel cuore del Parco Nazionale del Gargano, è stata recentemente trasformata in una distesa desolata di cenere, segnando una perdita irreparabile per l’intero ecosistema regionale. Questo sito umido, riconosciuto a livello europeo come area di importanza comunitaria e zona di protezione speciale, ospitava una ricca varietà di specie, dalle cicogne alle lontre, dalle testuggini palustri agli uccelli migratori, rappresentando un equilibrio naturale di inestimabile valore.

Il devastante incendio che ha colpito l’Oasi è stato tutt’altro che un evento isolato o casuale: esso è l’esito di un lungo processo di degrado aggravato da scelte gestionali inadeguate e da un’inerzia istituzionale che ha permesso il progressivo deterioramento di un habitat estremamente fragile. La riduzione dei livelli idrici, causata da prelievi abusivi e da una gestione negligente, ha contribuito a trasformare il territorio in una vera e propria polveriera, rendendo la vegetazione eccezionalmente vulnerabile al fuoco.

Questa tragedia ecologica, oltre a rappresentare un danno ambientale incalcolabile, simboleggia la grave responsabilità delle istituzioni locali e nazionali, chiamate a vigilare e a intervenire per preservare un patrimonio naturale di straordinaria importanza. Il mancato controllo e la scarsa attenzione alle condizioni dell’Oasi hanno favorito un quadro di rischio noto da tempo, che avrebbe dovuto indurre interventi tempestivi e risolutivi.

Come sottolineato dal naturalista Vincenzo Rizzi, testimone diretto della situazione, il continuo impoverimento delle risorse idriche ha alterato in modo irreversibile l’equilibrio ecologico del sito, creando condizioni ambientali pericolose che si sono tradotte nella facile propagazione delle fiamme. Tale situazione rappresentava un pericolo manifesto, riconosciuto dagli organi preposti, la cui assenza d’azione è emblematica di un sistema di tutela ambientale carente e inefficace.

La distruzione dell’Oasi Lago Salso non è dunque solo una ferita aperta nel patrimonio naturalistico del Gargano, ma anche un monito drammatico sull’importanza di una governance responsabile e proattiva nella salvaguardia degli ecosistemi più vulnerabili, affinché simili tragedie non possano più ripetersi.

3. DOLO, NEGLIGENZA E RESPONSABILITÀ: LA COMPLESSITÀ DI UN DISASTRO ARTIFICIALE

Gli accertamenti preliminari confermano che molti degli incendi che hanno devastato il Gargano sono di origine dolosa. Tuttavia, questa evidenza non può distogliere l’attenzione dalla responsabilità più ampia che grava su coloro i quali, per dovere istituzionale, avrebbero dovuto prevenire e mitigare tali rischi. La connivenza di omissioni, inefficienze e carenze operative costituisce non solo un deficit amministrativo, ma anche un vulnus etico e giuridico di rilevante portata.

È inaccettabile che un patrimonio naturale e produttivo di così grande valore venga abbandonato alla mercé di atti criminosi e all’incuria delle istituzioni, con conseguenze gravissime sulla sicurezza delle comunità locali e sulla qualità della vita. Le misure intraprese finora, quali la richiesta dello stato di calamità e l’avvio di indagini ministeriali, rappresentano soltanto un primo passo. Occorre, invece, un rinnovato impegno, sia normativo che operativo, volto a rafforzare la tutela del territorio e a garantire la punizione esemplare di tutti i responsabili, siano essi materiali o morali.

Il fenomeno incendiario si configura come un intreccio complesso tra dolo e negligenza istituzionale. Mentre si procede alla individuazione e al perseguimento penale degli autori materiali, non può essere trascurata la possibile responsabilità civile, amministrativa e politica derivante da omissioni, cattiva gestione e inefficace prevenzione da parte degli enti preposti. La mancata attuazione di strategie preventive, l’assenza di controlli rigorosi e la scarsità di mezzi adeguati, in particolare di risorse aeree, hanno significativamente favorito la propagazione delle fiamme.

Dal punto di vista giuridico, tale scenario impone una riflessione approfondita. Gli incendi boschivi e i disastri ambientali sono disciplinati da norme penali specifiche, come l’articolo 423-bis del Codice Penale, che punisce il disastro ambientale causato dolosamente o per colpa grave, con pene fino a dieci anni di reclusione. L’articolo 423 c.p. sanziona inoltre chiunque cagioni o propaghi un incendio boschivo, con pene aggravate in caso di lesioni o morte. La normativa si integra con la Legge n. 353/2000, che regola la prevenzione e la repressione degli incendi boschivi, imponendo obblighi di sorveglianza e intervento tempestivo.

A questo quadro si aggiungono le disposizioni regionali e i piani di gestione delle aree protette, che prevedono specifici vincoli per i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS), tutelati dalle direttive europee Habitat e Uccelli.

In conclusione, la complessità del disastro richiede non solo l’individuazione dei responsabili materiali, ma anche un rigoroso esame delle responsabilità derivanti da omissioni istituzionali. Il mancato rispetto degli obblighi previsti dalla normativa ambientale e di protezione civile configura un danno grave al bene comune, la cui sanzione è imprescindibile per ristabilire giustizia e tutela effettiva del territorio.

Alla luce dello scenario presentato, è necessario richiamare il fenomeno dell’ecomafia, espressione utilizzata e adoperata per indicare l’estensione del fenomeno della criminalità mafiosa nel settore degli illeciti ambientali. Un sistema questo, dedito al traffico e allo smaltimento illegale dei rifiuti depositati e sezionati sotto i terreni agricoli, e ad altre attività criminali che recano grave pregiudizio all’ambiente e alla salute pubblica. Non si tratta di episodi singolari, ma di strategie organizzate che si alimentano anche dall’assenza di controllo e della debolezza amministrativa. 

Secondo il Rapporto Ecomafia 2024 di Legambiente, nel solo corso dell’anno 2023 sono stati accertati 35.487 reati ambientali (+15,6% rispetto al 2022), con oltre 3.600 incendi dolosi e un fatturato illecito stimato in 8,8 miliardi di euro degli ecomafiosi. Tutt’oggi, le mafie agiscono e sfruttano le emergenze ambientali come occasioni di supremazia, infiltrazione e arricchimento. 

Per quanto concerne l’aspetto normativo, la Legge n. 68/2015, definita comunemente anche “ecoreati”, ha introdotto nel Codice penale il Titolo VI-bis, dedicato ai delitti contro l’ambiente: tra questi possiamo citare, l’art. 452 quater c.p., il quale disciplina il reato di disastro ambientale, e l’art. 452 bis c.p., inerente all’inquinamento ambientale. È sulla base di questa normativa che il diritto oggi è chiamato a rispondere a nuove norme e forme di criminalità ambientale, in cui la responsabilità penale per l’atto doloso commesso si intreccia con quella derivante da gravi omissioni da parte degli enti preposti alla tutela del patrimonio ambientale. 

4. VIESTE E IL TRAUMA COLLETTIVO: L’ECO DELLA TRAGEDIA DI PESCHICI E UNA STORIA CHE NON PUÒ RIPETERSI

Facendo un passo indietro, ricordiamo l’incendio che ha colpito Vieste nella seconda metà di luglio 2023, con l’evacuazione di oltre mille residenti e la minaccia diretta alle strutture turistiche, il quale ha riaperto una ferita ancora viva nella memoria collettiva del Gargano. Quel dramma riporta inevitabilmente alla mente la tragedia di Peschici del 2007, quando un incendio di vaste proporzioni provocò la morte di tre persone e causò danni ingenti al patrimonio naturale e abitativo della zona. Un evento che, sebbene appartenente al passato, continua a riecheggiare nel presente come ammonimento ineludibile.

La cronaca recente testimonia come, nonostante gli anni trascorsi, molte delle criticità che allora emersero permangono tuttora. La carenza di mezzi aerei e la difficoltà di intervenire con tempestività hanno nuovamente reso evidente la fragilità delle strategie di prevenzione e del coordinamento tra gli enti locali, regionali e nazionali. Ogni ritardo e ogni inefficienza non sono soltanto un deficit tecnico, ma un rischio concreto e potenzialmente letale, la cui ripetizione deve essere scongiurata con fermezza e consapevolezza.

L’incendio divampato il 25 luglio 2023 nella località Baia San Felice ha messo a dura prova le capacità operative delle forze di protezione civile, della polizia e dei numerosi volontari impegnati sul campo. La difficoltà nel fronteggiare le fiamme è stata aggravata dalla scarsità di mezzi aerei, molti dei quali impegnati su altri fronti in Italia, e dall’isolamento di alcune arterie stradali cruciali, come la litoranea verso Mattinata, la cui chiusura ha complicato le operazioni di evacuazione e soccorso.

La dolorosa eredità di Peschici, ancora impressa nelle coscienze locali, impone un obbligo morale e operativo: apprendere dalle tragedie passate per costruire una risposta più efficace e tempestiva. L’emergenza di Vieste, come quella attuale, rappresenta un monito severo, un richiamo urgente a potenziare la dotazione tecnologica e umana, a sviluppare strategie integrate e a migliorare la sinergia tra tutti gli attori coinvolti nella gestione delle emergenze.

Questi eventi, seppur distanti nel tempo, si presentano oggi con rinnovata drammaticità, come un eco persistente che ricorda l’importanza di un impegno costante e coordinato per la tutela del territorio e la salvaguardia delle comunità. Solo attraverso una presa di coscienza collettiva e un’azione decisa sarà possibile spezzare la catena degli errori del passato, evitando che la storia tragica di Peschici si ripeta ancora una volta.

UN APPELLO ALLA COSCIENZA E ALLA RESPONSABILITÀ

Il Gargano non brucia soltanto per il fuoco che divampa tra boschi e macchia mediterranea, ma anche per la fiamma più subdola e devastante della negligenza e del disinteresse istituzionale. Come avvocato (e garganico), il mio sguardo su questa tragedia si fa severo e attento, consapevole che la tutela ambientale non può ridursi a un mero dovere civico o etico: essa è un obbligo giuridico inderogabile, un presidio imprescindibile per la vita delle comunità e per la salvaguardia delle generazioni future.

La crisi che ha colpito il Gargano reclama risposte immediate, certo, ma anche una profonda riflessione sulle riforme strutturali necessarie per evitare che simili catastrofi tornino a ripetersi. La salvaguardia del territorio deve uscire dalla dimensione emergenziale per divenire una priorità stabile, sorretta da azioni concrete, trasparenti e rigorose. Solo così potremo trasformare la memoria di chi ha perso tutto in un monito autentico, che ispiri giustizia e speranza, piuttosto che dolore e rassegnazione.

Invito dunque a guardare al Gargano con occhi nuovi: non più soltanto con pietà o sgomento, ma con la ferma determinazione a pretendere responsabilità, a costruire un futuro in cui il patrimonio naturale e umano non sia più vittima di interessi oscuri o di ritardi inaccettabili. È necessaria una riscossa civile, morale e giuridica, che imponga alla politica e alle istituzioni un impegno costante e non episodico, una stagione nuova in cui la pianificazione, la prevenzione e la tutela attiva siano i pilastri imprescindibili della convivenza.

Da avvocato e cittadino, sento il dovere di esortare a non lasciare che questi eventi cadano nell’oblio, ma a richiedere conto e giustizia in ogni sede, a pretendere leggi e politiche rigide e a promuovere una cultura diffusa di rispetto e cura del territorio. Solo attraverso un impegno serio, costante e condiviso potremo restituire al Gargano la sua dignità e assicurare un futuro sostenibile alle prossime generazioni.

La tragedia degli incendi non può essere confinata a un episodio di cronaca né ridotta a un semplice atto criminoso isolato. Essa è, piuttosto, un sintomo eloquente di un sistema profondamente deficitario, in cui le responsabilità si stratificano: da chi ha appiccato il fuoco a chi ha omesso di prevenire, fino all’intera società che deve riconoscere nella tutela ambientale un fondamento imprescindibile della convivenza civile e dello sviluppo sostenibile.

In questa prospettiva, appare indispensabile una mobilitazione globale – giuridica, amministrativa, politica e culturale – che ponga al centro della sua agenda la prevenzione attiva, l’applicazione rigorosa delle norme, la protezione concreta del patrimonio naturale e la promozione di una consapevolezza collettiva profonda.

Credo fermamente che il percorso da intraprendere debba essere segnato dalla determinazione a perseguire senza indugi tutte le responsabilità, dalla trasparenza nei processi decisionali, dal dialogo aperto e costante con le comunità coinvolte e dalla volontà incrollabile di costruire un domani in cui tragedie come questa non siano più solo eventi di cronaca, ma catalizzatori di un impegno collettivo e di una responsabilità condivisa.

Nonostante un quadro normativo ricco e articolato, la vera sfida resta l’effettiva applicazione sul territorio. Le norme penali, le misure preventive e i piani di gestione delle aree protette devono essere accompagnati da risorse adeguate e da una volontà politica ferma e coerente, affinché non si riducano a semplici esercizi formali, ma diventino strumenti efficaci di tutela reale e duratura del nostro patrimonio naturale.

Il tempo della superficialità e dell’indifferenza è finito: è giunta l’ora della consapevolezza, del coraggio e dell’azione responsabile.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:

1. RUMINANTIA.IT – “Brucia il Gargano: la testimonianza di un allevatore – La devastazione degli incendi in Puglia mette in ginocchio le aziende zootecniche del Gargano, già colpite da siccità e timore per la vicina blue tongue” – 23 Luglio 2025;

2. IL FATTO QUOTIDIANO.IT – “Parco Nazionale del Gargano, il caso dell’oasi abbandonata distrutta da un incendio: “Morti tantissimi animali” – di Manlio Lilli – 23 Luglio 2025;

3. FOGGIA TODAY.IT – “Peschici brucia! 10 anni fa l’inferno di fuoco e fiamme che fece piangere il Gargano” – 24 Luglio 2017; “Vieste lotta contro il fuoco che avanza, non ci sono canadair ma un solo elicottero. Il sindaco: “Preoccupato” – 25 Luglio 2023; “Il disastro tra dolo e incuria dell’Oasi Lago Salso: ora è una distesa di cenere e una ferita aperta nel cuore del Parco” – di Roberto D’Agostino – 21 Luglio 2025; “Brucia ancora la Capitanata, nuovo incendio all’Oasi Lago Salso: fiamme anche nel bosco La Difesa” – 25 Luglio 2025; “L’inferno di fiamme nei boschi del Gargano, capannoni distrutti tra le lacrime del proprietario: “Non resta più nulla” – 26 Luglio 2025.

4. LEGAMBIENTE – “Ecomafia 2024: storie numeri della criminalità ambientale in Italia” – 11 Luglio 2024. 

5. CORRIERE DEL GIORNO – “DIA: relazione attività e risultati conseguiti nel 2024” – 27 Maggio 2025.

Autori

  • Raffaele Ventrella

    Laureatosi presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, l’Avv. Raffaele Ventrella ha intrapreso con determinazione e serietà il proprio percorso professionale, svolgendo il prescritto tirocinio forense e conseguendo, nel settembre 2022, l’abilitazione all’esercizio della professione forense presso la Corte d’Appello di Bari. In seguito al solenne giuramento prestato dinanzi al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Foggia, è iscritto al relativo Foro e svolge con continuità la professione forense dall’aprile 2023. Dal marzo 2024 esercita in piena autonomia quale titolare e fondatore dello STUDIO LEGALE – Avv. Raffaele Ventrella, presso il quale presta attività di consulenza ed assistenza, sia in ambito stragiudiziale che giudiziale, nei settori del diritto civile, penale e tributario. Parallelamente, si dedica con passione all’attività di tutoraggio e orientamento post laurea in discipline giuridiche ed economiche. La Sua opera professionale si connota per l’elevato rigore metodologico, per l’impegno costante nell’approfondimento delle tematiche affrontate e per l’assoluta centralità attribuita al cliente, la cui posizione viene tutelata con scrupolo, sensibilità e massima dedizione in ogni fase del mandato conferitogli.

  • Letizia Tinti Previtali

    Studentessa di Giurisprudenza presso l’Università di Trento, nutre una profonda passione per il diritto e la giustizia, con particolare interesse per il diritto penale e il contrasto alla criminalità organizzata. Aspira a diventare magistrato, mossa dai valori di legalità, giustizia, equità e verità.